Il caso Copin, storia di un abbandono.

Vincenzo Giarritiello       Scrittore blogger

 

 

Un indecente stato di abbandono e degrado accoglie il turista dei diversi siti archeologici dei campi flegrei.

Dalla necropoli romana che si estende sotto il ponte Copin, meglio noto come ponte azzurro, che collega via Fascione con via Solfatara, all’anfiteatro Flavio di cui alcune aree sono interdette al pubblico in quanto pericolanti; alla necropoli di via Celle; allo stadio di Antonino Pio che sorge sulla Domiziana a poche centinaia di metri dalla Città del Fanciullo, in direzione Arcofelice. Per non parlare della pseudo grotta della Sibilla e del Tempio di Apollo sulle sponde del lago d’Averno.



Un immane patrimonio storico-culturale condannato ad agonizzare tra erbacce e rifiuti, un valore economico che andrà a perdersi. Una attrattiva turistica da sconsigliare per colpa del degrado.

La necropoli sottostante il ponte Copin da sola potrebbe rivelarsi un enorme volano per l’incremento del turismo nell’area flegrea e in Campania.


Quello che lascia perplessi è che stiamo parlando di un sito archeologico non di proprietà privata, è il caso della pseudo grotta della sibilla, ma di una proprietà dello Stato, essendo la necropoli soggetta alla Soprintendenza dei beni culturali di Napoli e Caserta, come si legge nel cartello posto sul cancello d’ingresso situato sul ponte. Cancello completamente sfondato chiunque può accedervi in qualunque momento e con qualunque intenzione.

Chissà se esiste un piano di recupero dell’abbandono dell’intero patrimonio archeologico della Regione Campania, non solo quello dell’area flegrea. Se le tante ricchezze naturali, archeologiche, culturali, fossero preservate e restituite al Turismo potremmo puntare ad avere meno disoccupati nella nostra Regione.

 

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