Pozzuoli, Premio Civitas 2018

Paolo Lubrano Produttore Premio Civitas 

Nella vita ciò che conta sono i fatti, le parole trovano il tempo che trovano. Non a caso un detto napoletano recita ‘a vocca è nu bell strumento,intendendo che tutti possono farne uso, ma poi saranno i fatti a determinare la serietà e la qualità delle persone.

L’incontro con il produttore Paolo Lubrano doveva essere un’intervista formale, con domande e risposte, per raccontarne la storia professionale e il suo legame con Pozzuoli, la sua città, dove dal 1991 organizza il Premio Civitas, quest’anno giunto alla 21° edizione, con cui sono stati insigniti personaggi famosi del mondo dello spettacolo e della cultura tipo: le attrici Maria Schneider e Tilda Swinton; lo scenografo quattro volte Premio Oscar Dante Ferretti; il cantante Lucio Dalla; l’astronauta Samantha Cristoforetti; il musicista Ezio Bosso. Ovviamente alla lista di celebrità non poteva mancare Sofia Loren, che ha vissuto la propria infanzia e adolescenza a Pozzuoli in casa della nonna materna, premiata nel 2005.

E dopo oltre 3 ore di registrazione, parlando proprio di questa edizione a microfono spento, l’incontro con Paolo si trasforma in un momento emozionante tanto da convincermi a mettere da parte quanto ci eravamo fino allora detti e partire da qui.

Sfogliando il volume fotografico pubblicato a seguito di quella edizione, con orgoglio Paolo sciorina i numeri che ne decretarono il successo: l’intera trasmissione televisiva da lui prodotta e andata in onda sulle rete RAI, fu vista complessivamente in tutto il mondo, durante le svariate repliche su RAI SAT, da circa 20 milioni di telespettatori; per un anno intero Blob ha trasmesso diversi spezzoni della serata, in particolare quello dove la Loren piange abbracciata al figlio Edoardo, fatto giungere apposta da Los Angeles nel riserbo più assoluto per regalarle un’emozione in più.

Su ogni foto Paolo si sofferma, raccontando un aneddoto: in questa Sofia piccola è a spasso con la mamma per Pozzuoli; in quest’altra Sofia quando fece la prima comunione; questa è la pagella di Sofia, dai voti si evince che, contrariamente a quanto si dice, a scuola andava tutt’altro che male. Quando la vide, Sofia, stupita, mi chiese dove l’avessi scovata; qui Sofia è sul campo della Puteolana con lo zio Mario; qui è invece con le compagne di scuola e qui, dopo 50 anni, è con alcune di quelle stesse compagne quando venne a ritirare il premio; qui è con Rosetta D’Isanto, la sua amica del cuore con la quale tuttora si sentono; qui è invece nel palco del teatro Sacchini, un piccolo San Carlo che sorgeva nella villa comunale laddove oggi c’è la questura.

Ed è a questo punto che sul viso di Paolo appare una smorfia di disappunto:

<<Ti rendi conto che cosa avevamo a Pozzuoli? È assurdo che non si sia riusciti a garantire l’esistenza di un simile gioiello!>> .
Il tono irritato mi riporta alla nostra conversazione ufficiale. Avevamo iniziato parlando delle polemiche che erano seguite all’ultima edizione del Premio Civitas, dove Paolo ha allestito l’illuminazione per il Macellum, meglio noto come Tempio di Serapide, con l’ausilio del light designer Filippo Cannata e realizzata da Graded:

<<Per realizzare un lavoro che richiede 6 mesi, ci abbiamo impiegato 2 anni, assurdo!>>

Perché?

<<La solita burocrazia. Per una firma abbiamo atteso anche 4/5 mesi. Comunque alla fine ce l’abbiamo fatta!>>

Come spieghi le polemiche che sono seguite alla realizzazione dello spettacolo?

<<Le polemiche fanno parte della vita. Mi dispiace d’essere caduto nella trappola e di essermi infervorato oltre il dovuto, rispondendo anche in maniera sgradevole. Ma ero sotto stress e non sono riuscito a tenere a freno la rabbia che da giorni cresceva in me a seguito di maldicenze infondate. Lasciami dire che l’impianto di illuminazione del Macellum è stato donato alla città di Pozzuoli; dietro non c’è un euro pubblico! Questa è una città dove ci sono moltissimi tuttologi, gente che a parole sa fare tutto, finanche meglio di te. Poi però, quando a smentirla sono i fatti, ecco che si sente autorizzata a buttarti il fango addosso. Tuttavia le critiche si sono rivelate un esiguo numero rispetto ai complimenti e alle manifestazioni di stima che ho ricevuto da più parti. Alcune mi hanno addirittura imbarazzato!>>

Addirittura!?

<<Sì! Questa è una città dove così come tendono a screditarti, mettendo in giro falsità sul tuo conto, altrettanto ti elevano al cielo oltre il dovuto. Ma ci sono abituato!>>

Qualcuno attribuisce questa tendenza al provincialismo che vige a Pozzuoli, condividi?

<<Non saprei. Io vivo di questo in quanto lo faccio per mestiere da oltre 35 anni. Certo c’è un termine di cui si abusa ampiamente ed è “evento”. Qui oramai non passa giorno che qualcuno non si inventi un evento, parola che non sopporto perché sa di casualità, magari allestendo un banchetto per strada e improvvisare una chiacchierata con la gente,  per sentirsi poi in diritto di dire di aver fatto qualcosa di culturale per la città. Per quanto mi riguarda, senza una programmazione che contempli una crescita generale della comunità e che identifichi una rassegna culturale che abbia un’identità forte con la città e la sua storia caratterizzandola in pieno, non si va da nessuna parte. Essendo puteolano da 7 generazioni, ho fatto nascere il Premio Civitas per dimostrare che anche qui si può fare, purché ci sia una seria pianificazione. Fin da che ero bambino sento parlare degli spettacoli che si allestiscono nell’arena di Verona, possibile che non si riesca a fare altrettanto nell’anfiteatro di Pozzuoli che è il terzo in Italia per grandezza?>>

Secondo te quale potrebbe essere la spiegazione?

<<Forse siamo afflitti da esterofilia: magari se avessimo parlato milanese, qualcuno ci chiamava per organizzare una serie di spettacoli in quella location così come invece ci chiamano in tanti altri posti. Considera che tra i miei progetti c’è tuttora quello di portare le grandi opere liriche nell’anfiteatro Flavio. Con il Premio Civitas credo di aver dimostrato che a Pozzuoli ci sono le competenze per fare grandi cose. Perché non si prenda in considerazione tale eventualità, non saprei proprio!?>>

Programmazione riporta alla mente il termine prevenzione: visto quanto è successo a Genova, mi riferisco al crollo del ponte, non pensi che l’incapacità di programmare non sia solo un deficit locale bensì un male nazionale?

<<Per quanta mi riguarda, per diversi anni ho prodotto una prima serata Mediaset a  Comacchio in provincia di Ferrara. È uno spettacolo talmente rodato che tutti sanno già cosa fare ed è un lavoro semplificato al massimo che qualche volta, prendendomi in giro, mia moglie  dice che lì vado in vacanza. Chissà perché invece qui, dopo 27 anni che si organizza il Premio Civitas, a volte mi è sembrato di essere alla realizzazione della prima edizione con tutte le incognite che ne derivano. Ma va bene così!>>

Negli ultimi tempi si è ravvivata la polemica relativa al mancato sfruttamento a livello turistico del patrimonio archeologico di Pozzuoli, qual è la tua opinione in merito?

<<Personalmente lo ritengo un luogo comune che non sta né in cielo né in terra. Mi spiego: da uomo di spettacolo – ho all’attivo diverse produzioni televisive e tanti eventi organizzati in tutta Italia – sono convinto che se non spettacolarizzi questi luoghi, rendendoli accattivanti agli occhi dei turisti, servono a ben poco. Ovvio che la mia è una provocazione finalizzata a stimolare in merito chi di dovere. Noi abbiamo intrapreso questa strada organizzando degli eventi musicali nel Macellum dove portammo addirittura l’orchestra del San Carlo composta da 180 elementi, allestendo un vero e proprio teatro all’aperto con circa 1000 posti a sedere!>>

Ci spiegheresti come funziona esattamente il tuo lavoro di produttore?

<<In passato il produttore era colui che investiva di tasca propria i soldi per uno spettacolo. Oggi invece la figura del produttore, qual è la mia, pensa l’idea, la mette su carta, e poi va alla ricerca dei fondi per realizzarla. Considera che oggi c’è la possibilità di attingere ai fondi europei, allestendo un bando di gara in cui il comune invita chiunque volesse accedervi a presentare un progetto da sottoporre alla regione. Bene, l’unica volta che ho avuto accesso ai fondi pubblici fu per il Premio Civitas di 4 anni fa quando il comune partecipò ai bandi regionali per l’accesso ai fondi europei, invitando la comunità a presentare progetti per inserirli nella rassegna re-tour a puteoli. In seguito alla prima riunione con gli interessati, alla fine solo io e un’altra realtà proseguimmo il percorso. Solo allora ricevetti un contributo pubblico e di entità inferiore rispetto all’investimento reale.>>

Stai già pensando a come sarà la prossima edizione del Premio Civitas?   

<<Non ci sarà nessun’altra edizione del Premio, ho deciso che quella del 18 luglio scorso è stata l’ultima: troppe polemiche, non ho più l’età per digerire certi rospi!>>

Paolo, questo è uno scoop!

<<Spero di non disattenderlo>> sorride malizioso.

Pozzuoli, 1 settembre 2018 Vincenzo Giarritiello Scrittore Blogger

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