A battesimo l’Associazione “Megaride Felice”

Giovedi 25 ottobre, ore 18. Presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare si è tenuta a battesimo l’Associazione “Megaride Felice”, voluta e fondata da Tina Monti, archeologa, che ne è anche Presidente. L’Associazione ha lo scopo di rilanciare la cultura e la bellezza nei quartieri di Chiaia e San Ferdinando, in particolare nei luoghi che videro nascere prima Partenope e poi Neapolis. L’incontro si è articolato in quattro interventi autorevoli.



Per primo è intervenuto Francesco De Giovanni di Santa Severina, presidente della Municipalità, che ha assicurato tutto l’appoggio dell’istituzione della quale è a capo. In particolare, ha ricordato gli “infopoint” che ha fatto posizionare nei due quartieri, per agevolare l’orientamento dei turisti. Succesivamente, ha sottolineato l’ottimo lavoro della Commissione cultura del suo gruppo municipale, ribadendo che, benché la Municipalità abbia un bilancio pari a zero, c’è tutta la volontà di collaborare con la nascente associazione, affinché si abbia un risveglio del territorio.

L’ intervento del Consigliere regionale Francesco Moxedano si è incentrato sulla possibilità che la Regione segua più da vicino questa iniziativa, con le altre simili, nell’interesse di Napoli e della Campania, rammentando, però, che la Regione svolge un’attività di programmazione e che l’aiuto operativo deve venire da altri enti territoriali, in primis il Comune. In seguito, ha tenuto a rimarcare che se Napoli sta diventando un set cinematografico e televisivo a cielo aperto, lo si deve anche alla Legge regionale sul Cinema.

Il terzo intervento è stato di Francesco Todisco, Presidente della Sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata, proferendo “certe “fiction” televisive come “Gomorra” mettono in rilievo, in maniera, peraltro, non corrispondente al vero, gli aspetti negativi della città di Napoli, e non quelli positivi, in primo lugo la bellezza, la storia, l’arte, la tradizione, e ha denunciato che questo ha un dannoso e pericoloso effetto emulativo tra le nuove generazioni”.

Ha commentato, inoltre, dell’incuria dilagante nei due quartieri di Chiaia e San Ferdinando, dove molte volte le strade e i posti più belli diventano ricettacoli di carcasse di auto e di altri rifiuti ingombranti che ostacolano il passaggio dei turisti, che pure invadono i siti di questa parte della città.

Infine, c’è stato l’intervento più atteso della serata, quello dello scrittore Maurizio De Giovanni, autore di best-seller e dei romanzi ai quali si ispira la serie televisiva Rai, “I bastardi di Pizzofalcone”.

De Giovanni ha affermato che “alla città di Napoli, la quale ha perso l’industria, il commercio, i centri decisionali, la banca cittadina e perfino il quotidiano locale che è passato, come si sa, in mani romane, non resta altro che la bellezza come risorsa etica, culturale ed economica”.

“Napoli –  ha detto –  è una città che ricomprende infinite città: basta spostarsi di pochi metri per passare da una città all’altra, come accade proprio nel quartiere di Chiaia-San Ferdinando dove, facendo pochi passi, si transita dalle vie borghesi di Pizzofalcone a quelle popolari e sub-urbane del Pallonetto di Santa Lucia. Ma questa questa infinita diversità è una ricchezza del luogo. Guai se Napoli fosse una città omologata e appiattita su un unico standard culturale e morfologico: non sarebbe più la stessa e non avrebbe più da offrire, a chi la osserva, la grande varietà di comportamenti e stili di vita che si contaminano tra di loro e la rendono unica al mondo”.

De Giovanni ha poi denunciato che a Napoli esiste una ricchissima borghesia (il 98% dei depositi bancari appartiene all’ 1% della popolazione, contro il 3% della media nazionale che è già un’ esagerazione) la quale si isola nei suoi perimetri dorati e trascura il resto della città, che nemmeno conosce.

Lo scrittore ha quindi rimarcato “se a Napoli c’è stato un boom del turismo (le strutture di accoglienza sono passate dalle 85 del 1980 alle 1880 di oggi), questo lo si deve alla capacità di auto-sviluppo e di auto-rigenerazione della città e alla intraprendenza dei suoi abitanti, e non all’intervento e allo stimolo della politica e delle istituzioni. I napoletani, infatti, venendo a mancare altre risorse, si sono ingegnati da soli a rilanciare la bellezza della loro città, la sua storia, la cultura, la tradizione, l’enogastronomia. Napoli, insomma, si auto-pubblicizza e si auto-promuove attraverso il passaparola (veicolato anche dai social, dai blog e dall’informazione “online”, n.d.r.), recuperando ed esibendo la parte migliore di se stessa, grazie alla indistruttibile buona volontà e  alla indefessa operosità dei suoi cittadini”

Pasquale Nusco

 

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