I Cachi “Vaniglia” Napoletani

Domenica, 28 ottobre 2018.

Incardinata nella manifestazione “Eruzioni di Gusto” e nello scenario spettacolare del Museo Ferroviario di Pietrarsa, a Napoli, quartiere San Giovanni a Teduccio, ai confini con Portici, si è svolta la presentazione, a cura della condotta Slow Food Vesuvio, del prossimo Presidio Slow Food (i presidi Slow Food sono quei prodotti agricoli ed enogastronomici che caratterizzano fortemente i territori dai quali provengono): il Cachi Vaniglia Napoletano.

 Questo prodotto tipico dell’agricoltura vesuviana ha una tradizione di coltivazione antichissima che dal Vesuvio si è espansa nell’Agro Acerrano-Nolano e in quello Nocerino-Sarnese, diventando tipico anche di questi territori della Campania.

Purtroppo, i Cachi Vaniglia Napoletani, sebbene abbiano delle qualità nutrizionali e organolettiche di prim’ordine, richiedono una coltivazione molto impegnativa, poiché gli alberi che producono questi meravigliosi frutti sono alti e le rese sono basse. Per cui, subiscono la concorrenza dei cachi spagnoli che fruttificano su alberi bassi e hanno rese superiori, che fanno la gioia dei produttori e dei grossisti dell’ortofrutta.

Quando noi andiamo dal fruttivendolo, di solito compriamo cachi spagnoli della qualità Rojo Brillante, la cui denominazione già ci dice che sono una delizia per gli occhi, ma non per il palato.

I cachi comuni, una volta raccolti, devono subire un processo di ulteriore maturazione e di “detannizzazione” , sennò conserverebbero quel gusto “allappante” che noi napoletani definiamo ” ‘nzuvarato”. Nell’ agricoltura industriale, tale processo viene agevolato con prodotti chimici. I Cachi Vaniglia Napoletani, invece, diventano eduli e dolci, e assumono il caratteristico aroma vanigliato, direttamente sulla pianta, grazie agli impollinatori, che sono altre varietà di cachi adibite a questo compito. Solo se  si preferiscono assai maturi, molli e senza semi, bisogna lasciarli “ammezzare”, cioè maturare al massimo, raggruppandoli in cassette con le mele che, grazie a un processo naturale, favoriscono l’ ulteriore processo di maturazione degli stessi. Per questo motivo, quando si comprano e si mangiano i Cachi Vaniglia Napoletani, si acquistano e si consumano frutti prodotti da piccoli agricoltori che utilizzano procedimenti che rispettano scrupolosamente la biodiversità delle loro coltivazioni.

I Cachi Vaniglia Napoletani si presentano con un bel colore arancione, hanno una polpa bronzea, sono ricchi di zuccheri e di vitamina C. Sono ideali come dessert naturali e per fare conserve e marmellate.

La presentazione del nuovo Presidio Slow Food è stata condotta con scioltezza e piglio televisivi dalla Fiduciaria della Condotta Slow Food Vesuvio, Maria Lionelli, e dalla Responsabile dei Presidi Slow Food, Patrizia Spigno, le quali si sono impegnate con grande passione nel rilancio di questo prodotto tipico, che arriva in successione ad altri presidi vesuviani, come i Pomodorini del Piennolo del Vesuvio, le Albicocche del Vesuvio e i Piselli Centogiorni.

Gaetano Romano, agricoltore del Vesuvio e produttore di cachi, albicocche e pomodorini del piennolo, ha messo a disposizione dell’attento e partecipe uditorio tutta la sua esperienza e tutta la sua conoscenza empirica in fatto di coltivazione e raccolta dei Cachi Vaniglia Napoletani, guidando, altresì, la degustazione che se ne è fatta.

Andrea Mennitto, della comunità agricola di Acerra, territorio dove pure vengono coltivati in abbondanza i Cachi Vaniglia Napoletani, ha ricordato che la sua terra è uno dei più ricchi e importanti orti d’Europa, sebbene questo incontrovertibile dato di fatto sia oscurato dalla pessima e falsa nomea di Terra dei Fuochi.

 

 

È intervenuto anche Mimmo Pontillo, dell’Esecutivo regionale di Slow Food, che ha sottolineato l’impegno della sua organizzazione per la promozione dei presidi.

Sono seguite altre degustazioni, non solo di Cachi Vaniglia Napoletani, ma anche di altri prodotti vesuviani, presso lo stand allestito per  l’evento “Eruzioni di Gusto” da Slow Food Vesuvio

 

Pasquale Nusco

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