Castelvenere e la Fattoria Ciabrelli

Castelvenere ha una superficie territoriale di circa 14 kmq, di cui 11 kmq sono coltivati a vite: è il comune più vitato della Campania.

Esso è situato nella Valle Telesina, in provincia di Benevento: in origine si chiamava Veneri, in riferimento a un tempio dedicato alla dea della bellezza che si trovava nel suo territorio. Successivamente, fu denominato Castelvenere, per via del castello che vi era sorto.

A Castelvenere, su 600 famiglie, 450 sono impegnate nella coltivazione dell’uva e nella produzione del vino“, ci dice Antonio Ciabrelli, titolare insieme ai figli, della storica azienda omonima, che è stata tra le primissime a produrre il vino a filiera completa, cioè con le uve delle proprie vigne e con la vinificazione e l’imbottigliamento nella propria cantina.

Lo abbiamo incontrato Domenica 2 Dicembre nella sua enoteca e nel suo agriturismo.

Già negli anni ’70 cominciai a imbottigliare i vini che producevo nella fattoria che avevo ricevuto in eredità“, ci informa il viticoltore, “poi allargai le mie vedute e le mie competenze iscrivendomi ai corsi Ais“. Ha continuato dicendo “adesso ho un figlio che studia enologia a Conegliano Veneto, perché vogliamo arricchire di conoscenza e tecniche nuove la nostra produzione vinicola e successivamente puntare sugli spumanti che sono la nuova frontiera del bere vino” aggiunge con orgoglio il nostro contadino-imprenditore che ha dalla sua una accattivante simpatia e una grande comunicatività.

Le uve maggiormente coltivate a Castelvenere sono la Falanghina, l’Aglianico, la Coda di Volpe, anche nella versione a bacca rossa, e la Barbera del Sannio. “Si chiama Barbera, perché la prima vigna di questo vitigno fu ritrovata nei pressi della Chiesa di San Barbato, protettore del paese“, ci informa Ciabrelli, “per cui il passaggio linguistico da uva di San Barbato a uva Barbera fu facile e giustifica la sua denominazione, con l’equivoco, purtroppo, di richiamare il vitigno e il vino omonimi del Piemonte“.

Tuttavia, approfondite ricerche hanno permesso di risalire al vero nome dell’uva, che è Camaiola” , prosegue il vignaiolo castelvenerese, “perciò dalla prossima vendemmia in poi la denominazione autentica di Camaiola del Sannio sostituirà quella di Barbera del Sannio, per cui si eviterà ogni confusione con i vini piemontesi“.

I vini che ci ha fatto assaggiare Antonio Ciabrelli nel corso del pranzo contadino che ci ha preparato nel suo agriturismo, il quale apre ai clienti solo la domenica, sono stati: Falanghina, Coda di Volpe, Barbera del Sannio e Aglianico. Tutti vini nei quali si riconoscono la personalità e la filosofia del produttore (ecco perché è importante conoscere chi produce il vino, poiché solo così si può capire il carattere che lo contraddistingue).

Tutti i vini sono stati ottimi e si sono felicemente abbinati alla bontà delle pietanze rurali che ci ha cucinato la brigata di cucina della Fattoria Ciabrelli. Capitanata dalla moglie di Antonio, nelle pietanze sono emerse la qualità, la fragranza e la genuinità delle materie prime utilizzate.

E’ da riconoscere che la sua Falanghina è davvero entusiasmante e sicuramente il viti-vinicultore sannita potrà lanciarsi con successo nella competizione degli spumanti.

 

Pasquale Nusco

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