INTERVISTA ALLA SCRITTRICE CLARA CECCHI

Clara Cecchi, scrittrice e poetessa fiorentina, è molto apprezzata soprattutto in rete grazie alla collaborazione con diverse testate on line tra cui GIORNALE WOLF fondato e diretto da Clementina Gily e COMUNICARE SENZA FRONTIERE.

Negli ultimi tempi si è rivelata un affidabile editor collaborando alla revisione di due romanzi e a una raccolta di racconti. Laureata in Lettere e Filosofia, è esperta di letteratura femminile. Alcuni suoi racconti e poesie sono stati premiati in diversi concorsi letterari e pubblicati in antologie. Impegnata nel volontariato, insegna italiano ad adulti e bambini in una scuola per stranieri nel quartiere dove vive.

Quando pubblicherà un libro tutto suo?

Spero presto. Il problema è riuscire a trovare il tempo e le condizioni adatte affinché questo sogno che ho da tempo si possa realizzare.

Com’è possibile che una scrittrice come lei, cui tanti riconoscono un’alta qualità di scrittura, non abbia pubblicato ancora nulla di suo?

Le risposte potrebbero essere molteplici. Credo che alla base vi sia la mia soddisfazione di proporre qualcosa che davvero meriti d’essere pubblicato. Ciò sicuramente deriva dal mio essere una persona piuttosto esigente quindi, leggendo e rileggendo i miei scritti, trovo sempre da correggere, tirandolo alla lunga. E poi trovare un ambiente che ti permetta di pubblicare non è molto semplice.

Con “ambiente” a cosa si riferisce?

Un ambiente letterario in genere: ci sono tantissimi aspiranti scrittori più o meno validi che vorrebbero pubblicare e le case editrici disposte a rischiare non sono tante, per cui non è molto facile.

Lei ha partecipato e vinto a diversi premi letterari sia con i racconti che con la poesia: le riesce meglio scrivere in prosa o in versi?

Amo entrambi: la poesia mi viene più spontanea in determinati momenti della vita, quando mi è più difficile raccogliere le fila dei miei pensieri. Il racconto presuppone un’attenzione e un tempo maggiore: strutturare una trama, portarla avanti fino alla quadratura del cerchio richiede tempo e fatica. La poesia è invece immediata, una sorta di scatto fotografico.

Lei si è laureata in Lettere e Filosofia con una tesi su Anna Banti, una scrittrice fiorentina scomparsa agli inizi degli anni ottanta. Inoltre so che predilige leggere per lo più scrittrici: perché questa predilezione alla letteratura di genere?

Prima di tutto vorrei specificare “letteratura femminile” e non “ per donne” in quanto c’è una certa differenza…

Non parliamo di Harmony o Liala…

No, pur essendo una lettrice onnivora per cui leggo di tutto, dal fumetto all’Harmony appunto. Però quando si parla di letteratura femminile, mi riferisco a una letteratura “al femminile”. Ossia una letteratura che tratti problemi legati alla condizione della donna nella società in cui vive. Questo mi è nato perché già al liceo quando si facevano i cosiddetti seminari attivi all’interno della scuola mi sono spesso impegnata in attività e ricerche che riguardassero la condizione femminile. All’epoca mi interessai della condizione delle casalinghe e con un amico andavo per strada a intervistare le donne con il suo vecchi registratore Philips, chiedendo loro come si svolgesse la loro vita, cosa gli mancasse, cosa avrebbero voluto… A volte i mariti le strattonavano via perché non avevano piacere che le mogli parlassero dei loro problemi di donna. Al di là di queste cose che risalgono agli anni settanta, quando poi sono andata all’università ho avuto questo desiderio di approfondire il mondo femminile in tutti i suoi aspetti e chiesi una tesi sull’argomento. Successivamente ho sempre continuato ad approfondire il mondo femminile non solo nella letteratura occidentale ma allargandomi a quella di altri paesi per capire come determinati problemi fossero vissuti in diverse parti del mondo

Quali sono le autrici a lei più care?

A parte la Anna Banti che è la mia scrittrice del cuore, mi piacciono le scrittrici sudamericane che trovo più affini al mio carattere. Ad esempio Isabella Allende, Marcela Serrano. Oppure le scrittrici inglesi o irlandesi.

Tuttora è in atto una discussione su Oriana Fallaci, fiorentina come lei, cosa ne pensa?

Per quanto mi riguarda, la Fallaci è una questione controversa. Inizialmente l’ho adorata – mi sono commossa e ho pianto leggendo LETTERE A UN BAMBINO MAI NATO, e mi è molto piaciuto UN UOMO. Non mi sono riconosciuta nell’Oriana dell’ultimo periodo, in particolare per certe sue idee secondo me troppo estreme, seppure le avesse maturate in base a sue esperienze personali. Non giriamoci intorno, tutti conosciamo le polemiche che sono sorte a seguito di alcune sue posizioni sull’immigrazione per intenderci…

So che a Firenze ci furono molte controversie riguardo la Fallaci

Sì, si crearono fazioni pro o contro addirittura per dedicarle una via dopo la sua scomparsa. Diciamo che l’ultima Fallaci mi ha lasciata molto perplessa. Quell’aspetto di intolleranza che traspare chiaramente dai suo ultimi testi mi hanno suscitato molti dubbi.

Lei insegna italiano agli stranieri, pensa che questa esperienza possa servirle come scrittrice?

In parte sì. Ho insegnato molti anni fa in scuole per stranieri. Quello che sto facendo oggi è volontariato in una scuola del quartiere dove abito. Sicuramente è interessante dal punto di vista linguistico, mi è sempre piaciuto studiare l’etimologia delle parole e la costruzione pulita delle frasi. Penso che da ciò derivi la mia passione per la revisione dei testi. Ma quello che più mi appaga è lo scambio culturale con queste persone che avviene mediante le conversazioni che facciamo in classe accomunando idee e tradizioni di culture diverse. Questo lo trovo soddisfacente!

Quando ci delizierà con una sua opera?

Spero presto. Sono presa da tante cose per cui non ho molto tempo da dedicare alla scrittura. Meno male che dormo poco per cui la notte riesco a scrivere con continuità, trovando la concentrazione necessaria.

Qual è il sogno di Clara Cecchi?

Diventare una scrittrice vera!

 

Vincenzo Giarritiello

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