MUSEO DI NAPOLI, FINALMENTE SI MUOVE QUALCOSA. SPERIAMO SI MUOVANO ANCHE LE ISTITUZIONI.

Seppure a fatica e tra mille insidie, il Museo di Napoli, fondato e curato da Gaetano Bonelli, sta cominciando a farsi conoscere dai napoletani e dai turisti. Questo soprattutto grazie al passaparola di quanti, dopo averlo visitato, restandone affascinati, si attivano per farlo conoscere ad amici e parenti.

Allestito in uno spazio di 200 mq nella Casa dello Scugnizzo in Piazzetta San Gennaro a Materdei 3 per gentile concessione del dottor Antonio Lanzaro Presidente della Fondazione Casa dello Scugnizzo, Il Museo di Napoli, sarebbe meglio dire la Collezione Bonelli, consta di oltre diecimila pezzi originali tra locandine teatrali, bandi pubblici del regno borbonico e unitario, manifesti pubblicitari, foto, oggetti, documenti e tant’altro, raccolti dal curatore in oltre trentacinque anni di ricerche iniziate quando aveva appena dodici anni girando tra rigattieri e mercatini dell’antiquariato.

Il modo con cui Bonelli accoglie i visitatori è familiare, tipicamente napoletano. Prima di spalancare le porte di quella che lui a giusta ragione definisce la “stanza delle meraviglie”, li fa accomodare nel suo studio per spiegargli cosa stanno per vedere, non lesinando di “chiamare” il bar per offrirgli il caffè.

Dopo la dettagliata spiegazione, non avulsa da riferimenti critici verso le istituzioni le quali, pur avendo in più occasioni pubblicamente riconosciuto il valore storico e l’assoluta unicità della collezione, non sono mai andate al di là delle parole di prammatica o di qualche mera pergamena di encomio, l’ingresso nella sala espositiva catapulta gli ospiti in uno straordinario universo di ricordi cristallizzati nelle cornici alle pareti, nelle bacheche e nelle teche che adornano lo spazio dove è raccolta solo una minima parte dell’intera collezione, (dei locali a disposizione, al momento ne è utilizzato soltanto uno).

Nelle due ore di visita Bonelli spiega ogni singolo pezzo, partendo dal citofono di fine ottocento alla parete d’ingresso, abbinandovi aneddoti storici per sancire quanto fosse avanzato il Regno di Napoli rispetto all’Italia preunitaria. Scopriamo così che i veri inventori della mongolfiera furono i napoletani Vincenzo Lunardi e Tiberio Cavallo i quali non registrarono l’invenzione, consentendo ai fratelli francesi Montgolfier di appropriarsi del brevetto; che l’inventore della forchetta, la posata che quotidianamente usiamo a tavola per mangiare, fu Giovanni Spadaccini, gran ciambellano di corte, su ordine di re Ferdinando II di Borbone il quale, amando la pizza e gli spaghetti, chiese che si inventasse un oggetto che gli consentisse di mangiare quando era a corte ciò di cui era ghiotto senza servirsi delle mani, come era invece solito fare quando si travestiva da popolano e se ne andava in giro per la città; che Napoli aveva fabbriche di carte da gioco, di figurine di calciatori, di sigari per nulla inferiori come qualità ai toscani e agli avana, di guanti famosi in tutto il mondo, di birra e di cessi tutte ai primi posti in Europa.

Quelli di Bonelli non sono i vaneggiamenti di un nostalgico borbonico, ma di chi, nel corso degli anni, ha sacrificato la propria vita a Napoli, raccogliendo pazientemente, spendendo per giunta una fortuna, pezzi di ogni sorta che riguardassero la città. Preoccupandosi di unire l’utile al dilettevole, approfondendo in maniera certosina la storia di ogni singolo pezzo perché convinto che avrebbe acquistato valore agli occhi delle persone se fosse stato accompagnato da un pedigree.

Da grande affabulatore qual è, Bonelli incanta i visitatori animando con le parole bottiglie, biglietti del tram e biglietti per piroscafi diretti oltreoceano – la White Star, la casa armatrice del Titanic, aveva navi che partivano da Napoli per le Americhe – caffettiere “napoletane”, mattonelle, timbri e matrici per carte da gioco tutte rigorosamente di produzione napoletana. Dimostrando che fin poco dopo la fine della seconda guerra mondiale Napoli continuava ad avere tante eccellenze che lentamente sono andate a scomparire, soprattutto per l’incapacità degli stessi napoletani di apprezzare quanto avevano, probabilmente perché ignoravano e tuttora ignorano la gloriosa storia della loro città. Forse perché indotti in questo da ambienti politici e culturali autoreferenziali che hanno fatto di tutto, e continuano a farlo, per cancellare ogni traccia del celebre passato di Napoli Capitale senza però proporre alternative concrete e costruttive in grado di rilanciare la città.

Oltre a oggetti e stampe di ogni genere, la Collezione Bonelli si fregia di documenti del Banco di Napoli che nemmeno la Fondazione Banco di Napoli possiede, a conferma della vastità del lavoro svolto dal suo curatore nel corso degli anni. Anche in questo caso tale lavoro è stato pubblicamente riconosciuto dai responsabili della fondazione in visita al museo per visionare quanto vi è raccolto.

Se vogliamo dirla tutta, la Collezione Bonelli è un libro sulla storia di Napoli scritto con gli oggetti quotidiani che hanno segnato gli ultimi centosessanta anni della città cui le istituzioni locali dovrebbero il giusto riconoscimento. Magari mostrandosi altrettanto sensibili come la Fondazione Casa dello Scugnizzo, mettendo a disposizione dei locali in un luogo storico dove poter esporre in maniera permanente l’intera collezione, dando modo a Napoli di fregiarsi di un Museo che la celebri in maniera così puntuale, cosa che nessun’altra città al mondo può vantare, e ai turisti di iniziare finalmente a comprendere cosa è Napoli.

Se è vero che bisogna conoscere il passato per comprendere il presente, acquisire la consapevolezza di quanto fosse all’avanguardia ed economicamente ricca la Napoli preunitaria rispetto al resto dell’Italia dell’epoca cozza con l’attualità dove appare una città in perenne disfacimento civile, sociale, urbanistico e strutturale, alla disperata ricerca di una propria identità; una città che fatica a decollare, malgrado gli sforzi delle varie amministrazioni succedutesi nel corso degli anni, dove i diritti dei cittadini garantiti dalla Costituzione qui diventano concessioni per pochi intimi da strapparsi con i denti, spesso rimettendoci qualcosa.

La Collezione Bonelli ci racconta di una Napoli al top. Com’è possibile che, all’indomani dell’unità, quella perla del mediterraneo, terza potenza economica e militare dell’epoca, sia diventata lo spettro di se stessa?

Onore alla Collezione Bonelli, la sua esistenza è una medicina per non dimenticare e, soprattutto, per ritornare a ricordare.

Chi di dovere si impegni affinché questa medicina sia disponibile per tutti, non solo per pochi privilegiati.

La presa di coscienza è la sveglia perché ogni popolo si rimbocchi le maniche e si dia da fare per costruire una società migliore per i propri figli!

Premesso che questa sveglia la si voglia dare davvero…

 

Vincenzo Giarritiello

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