DOMENICO LIVIGNI RACCONTA LA SUA PASSIONE PER IL CINEMA E PER IL TEATRO

Di Domenico Livigni e della sua passione per il cinema e il teatro me ne parlò Gaetano Bonelli, fondatore e curatore del Museo Di Napoli, quando lo intervistai, definendolo “mio erede naturale”.

La loro storia è infatti simile, iniziano entrambi a collezionare in giovanissima età: Gaetano da che aveva otto anni, raccogliendo pezzi sulla storia di Napoli pre e post unitaria; Domenico da quando aveva quattordici anni per quanto riguarda la storia del cinema e del teatro. Ad oggi Domenico Livigni ha pubblicato due libri, uno su Macario e Aldo Fabrizii e uno su Totò. Per saperne di più su di lui, lo abbiamo intervistato.

Domenico raccogli cimeli cinematografici da che avevi quattordici anni, oggi ne hai ventidue, da dove nasce questa passione per il cinema?

All’età di quattro/cinque anni iniziai a guardare i primi film comici, in particolare quelli di Totò, del quale in pochi anni posso dire di aver visto quasi tutta la filmografia. Successivamente incominciai a vedere quelli con altri attori che recitavano anche in teatro come i De Filippo, Nino Taranto, Macario, Aldo Fabrizi. Avendo gli stessi recitato sul set con Totò, ho preso lo spunto per scrivere insieme a Ciro Borrelli il libro TOTò CON I QUATTRO che si è presentato ieri sera al Museo di Napoli.

Immagino che casa tua si sarà trasformata in un magazzino di cimeli cinematografici e teatrali di ogni tipo, qual è la reazione dei tuoi genitori?

Inizialmente si spaventarono, poi con il passare del tempo, comprendendo e capendo soprattutto questa mia passione, hanno iniziato a sostenermi sia moralmente che economicamente.

Penso che quando non sei impegnato con lo studio te ne vai in giro per mercatini dell’antiquariato alla ricerca di oggetti rari, come reagiscono gli espositori alle tue richieste?

Inizialmente avevo un fornitore specifico, un negozio che si trovava a via Bellini, ‘O QUATT ‘E MAGGIO, che purtroppo non c’è più. Il proprietario di questo negozio, Guido Moio, è stato il mio primo maestro, è lui che mi ha trasmesso la passione per il collezionismo. Oggi ho diversi punti fissi, persone che mi stimano, alle quali ricambio la stima, per cui, quando faccio acquisti, sono certo che non mi verranno proposte delle patacche o dei bidoni, ma pezzi unici.

Hai definito Guido Moio il tuo primo maestro, presumo che il tuo secondo sia Gaetano Bonelli, il fondatore del museo di Napoli. Gaetano simpaticamente ti definisce il suo erede naturale. Poiché certamente conosci tutta la storia di Gaetano, le tante vicissitudini che ha passato e sta passando con il suo museo, non ti spaventa rischiare di ripercorrerne lo stesso travagliato iter?

Abbastanza! Secondo me Gaetano è un personaggio insuperabile, sia per quanto riguarda la sua forza di volontà sia quella culturale ed emotiva. Essere considerato stesso da lui il suo erede mi gratifica.

Domenico i tuoi amici come vivono questa tua passione?

Alcuni, condividendola, mi chiedono informazioni sui fornitori, anche se nelle spese non sono folli come me. Altri si limitano alla curiosità, unitamente a stima e ammirazione.

Qual è stata in termini economici la spesa più pazza che hai fatto?

Sicuramente centoottanta euro per comprare un baule teatrale dei primi anni trenta del teatro comunale di Foggia, oggi conservato nella mia stanza. Nel tempo ho poi cercato di trovare pezzi coevi tipo costumi, specchi, copioni in modo da riempirlo.

A Cinecittà ci sei mai stato?

Come no, più volte! Ci sono ritornato recentemente con la mia ragazza per vedere i teatri di posa tra cui il famoso teatro cinque dove girava Fellini. E poi spesso sono stato al centro sperimentale di cinematografia per consultare la Biblioteca Chiarini, un ente fondamentale per gli studiosi e appassionati di cinema. Diverse ricerche per il mio libro le ho effettuate lì.

Tu collezioni tutto ciò che riguarda il cinema e il teatro italiano, non solo quello napoletano. Riguardo al cinema possiedi anche cimeli inerenti ai primordi del cinema muto?

Per quanto concerne il cinema muto, nella mia collezione ho dei manifestini pubblicitari dei primi anni dieci dove ci sono ritratti di diversi personaggi dell’epoca, tra cui Vittorio Parisi, che fanno la propaganda a favore del nuovo mezzo mediatico, ossia del cinema.

Con l’avvento del digitale la pellicola è scomparsa. Come sopperisce a tale mancanza un collezionista come te?

Bella domanda… Oggi è possibile ritrovare pellicole da sedici o trentacinque millimetri. Con la ricerca accanita si riesce a recuperare quel che si può.

Quindi volendo proseguire cronologicamente nella tua ricerca, a un certo punto dovrai recuperare dvd…

Sì, esattamente! Anche se ad essere sincero, in sette/otto anni che colleziono ho sempre cercato di comprare pochissime pellicole in quanto richiedono spazi con particolare temperature per garantirne la conservazione e dunque la durata nel tempo. Quindi nella mia collezione ho soltanto due pellicole: il negativo del primo rullo di un film di Macario dal titolo NON ME LO DIRE e un film inedito in trentacinque millimetri di quattro pizze con Nino Taranto dal titolo IL SEGUGIO. Lo ritengo inedito in quanto, quando fu distribuito, se non erro agli inizi degli anni sessanta, ebbe una circolazione così breve, e non fu mai più riproposto né in videocassetta che in dvd, che può ritenersi tale.

Dove vuole arrivare Domenico Livigni?

Prima di tutto voglio completare gli studi universitari – sono iscritto ad Archeologia e Storia delle Arti e Scienze del Patrimonio Culturale alla Federico II di Napoli – e poi il mio sogno è mettere in luce la carriera di quei personaggi artisticamente bistrattati o sottovalutati. Infatti già con la mia prima pubblicazione dedicata a Macario e Fabrizi, fondamentali nella storia sia del cinema sia del teatro italiano, ho cercato di metterne in risalto aspetti sconosciuti tanto da meritarmi i complimenti di studiosi del settore i quali, leggendo il mio libro, hanno arricchito le proprie conoscenze su questi due monumenti dello spettacolo italiano!

In bocca la lupo…

Crepi!

 

Vincenzo Giarritiello

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