VIAGGIO IN UN CAMPO ROM: le foto di Salvatore De Rosa

Pozzuoli: Sabato 4 maggio, per la rassegna ARTinGARAGE, curata da Gianni Biccari, all’Art Garage di Pozzuoli – Parco Bognar 21, adiacente alla stazione Metropolitana FS – si è inaugurata la mostra fotografica “VIAGGIO IN UN CAMPO ROM”, di Salvatore De Rosa.

L’esposizione durerà fino al 17 maggio e sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 22; il sabato dalle 10 alle 20; domenica chiusa. Ingresso libero.

Per l’occasione abbiamo intervistato l’autore.

Salvatore le foto dove sono state scattate?

Nel campo rom di Giugliano, era il 2014. Fui contattato, insieme ad altri due fotografi, da Vincenzo Tosti, attivista della terra dei fuochi, per denunciare lo stato di degrado in cui versava la struttura di accoglienza edificata dal comune senza tenere conto dei parametri europei. Dalle foto si evincono le tante pozzanghere di fango sparse sul terreno, i blocchi di cemento messi a casaccio e poi recintati e le case, vere e proprie catapecchie.

Da dove nasce questa propensione a documentare fotograficamente la vita in un campo rom?

A me piace la street photography, la fotografia di strada, e quando fui contatto per scattare questo reportage di denuncia non mi feci sfuggire l’occasione. E, visto che era per una buona causa, mi sembrò di prendere due piccioni con una fava. Quando entrammo nel campo, poiché i bambini andavano a scuola, portammo loro penne e quaderni rendendoli felici.

Di mostre fotografiche sui rom ne hai fatte già altro o questa è la prima volta?

No, non è la prima volta. La stessa mostra che è esposta oggi all’Art Garage, già fu presentata al Comune di Casalnuovo e lo scorso ottobre all’UCOP a Roseto degli Abruzzi. Ne ho fatte anche altre di mostre sui rom, diverse da questa. Sempre qui all’Art Garage ho esposto Viaggio in India. E poi ho avuto modo di esporre al FIOF di Orvieto.

In molte foto i soggetti sono primi piani di bambini,una scelta voluta o casuale?

Premetto che i bambini rom hanno dei visi molto caratteristici, per cui si prestano alla fotografia, ma non è stata una scelta voluta, assolutamente! Però mi immagino oggi quegli stessi visi come saranno deturpati, visto che sono passati quasi cinque anni da quando li ritrassi. Poiché l’ambiente ti forma, considerando le condizioni disagiate in cui vivevano e la vita che facevano, oggi la bellezza di quei volti che traspare dalle foto si sarà certamente dissolta. Come è del resto accaduto alla “ragazza afghana” di McCurry: quando la fotografò bambina era bellissima; alcuni anni dopo era “orrenda” in quanto l’ambiente in cui viveva, caratterizzato da soprusi, sofferenza e dolore l’aveva deformata!

Come nasce la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia è conseguente alla mia passione per i viaggi. Io viaggio da che avevo diciassette anni e fino a quarantadue anni non mi sono mai fermato. Inizialmente fotografavo me in quei posti, ad esempio mi ritraevo con l’autoscatto accanto a un monumento o con alle spalle un bel paesaggio. Col tempo ho poi capito che tipo di foto mi sarebbe piaciuto fare e mi sono preoccupato di mettermi nella condizione di soddisfare le mie esigenze artistiche attraverso lo studio.

Essendo appassionato di street photography i tuoi scatti sono rubati…

Infatti: la street photography si regge sui cosiddetti scatti rubati, o congelare con la foto momenti che ti colpiscono e vuoi immortalare.

Hai mai avuto problemi mentre scattavi che qualcuno non volesse essere ritratto?

Solo una volta a New York: vidi un personaggio particolare che si reggeva su una stampelle e pensai di fotografarlo. Lui non gradì la mia attenzione e cercò di rincorrermi e colpirmi con la stampella. La foto venne male e la cancellai.

Tu vivi di fotografia?

No, purtroppo, anche se mi piacerebbe. Sono dipendente di un’azienda telefonica.

Dunque il tuo senso artistico è represso in un ufficio…

Diciamo che non mi dispiacerebbe avere un po’ più di tempo libero da dedicare alla fotografia. Ma va bene così, il lavoro prima di tutto!

Ti stai adoperando per far sì che la tua passione un giorni diventi un vero e proprio lavoro?

Sto investendo in corsi di studio e unitamente faccio mostre per farmi conoscere. Ho vinto diversi concorsi fotografici e la foto della bambina con la sigaretta qui esposta ha vinto il Nikon Photography photo challenge 2018 ed è tuttora esposta al terminal Uno di Milano Malpensa.

Sei un canonista o un nikonista

Sono un nikonista e un fujista. Oltre alla Nikon posseggo una compact Fujy con cui giro Napoli per scattare senza dare nell’occhio: essendo Napoli è un teatro a cielo aperto, ti offre un’infinità di spunti come nessun’altra città al mondo.

Dammi una definizione generica di cosa è per te la fotografia e poi definisci la “tua” di fotografia.

Per me fotografare è bloccare/congelare dei momenti. Poiché amo la street photography, congelare dei momenti particolari che non si possono ripetere.

Progetti per il futuro?

Ce li ho ma per scaramanzia preferisco non sbilanciarmi.

 

Vincenzo Giarritiello

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