OLEG DRAGOTTO CI RACCONTA LA FAVOLA DELL’AMATORI RUGBY NAPOLI NEO PROMOSSA IN SERIE A

Domenica 31 aprile, battendo in casa la Partenope per 39 a 18, l’Amatori Rugby Napoli ha conquistato con due giornate d’anticipo la sua prima promozione in serie A. Tra gli artefici di questo prestigioso traguardo l’estremo Oleg Francesco Dragotto.

Oleg sei stato tra gli artefici della storica promozione in serie A dell’Amatori Rugby Napoli. Seppure negli sport di squadra quando si vince si vince tutti, quando si perde si perde tutti, è inutile negare che spesso le vittorie sono determinate dalla presenza in squadra di giocatori che hanno quel quid in più tanto da consentire alla squadra di fare il salto di qualità. Avendo tu già giocato in serie A con il CUS Roma Rugby e avendo fatto parte del giro della nazionale frequentando l’Accademia Nazionale di Rugby, pensi che la tua esperta presenza sia stata determinante per la promozione?

Non saprei… Sono stato fermo un anno e dunque agli inizi ho faticato per rimettermi in carreggiata sia fisicamente che tecnicamente. Poi piano piano, grazie soprattutto all’aiuto degli allenatori e dei miei compagni, sono riuscito a ritrovare la condizione psicofisica necessaria per dare il mio contributo per il raggiungimento di quest’importante traguardo.

Cosa rappresenta per te il rugby?

Uno stile di vita! Essere un rugbista non significa essere solo uno sportivo sul campo, come potrebbe accadere in altri sport, dove, una volta terminato l’allenamento o la partita, ognuno ritorna al proprio mondo dimenticandosi degli altri. Nel rugby si è amici sia dentro che fuori dal campo. Anzi, lo si è più fuori dal campo e questa coesione di sentimenti, questo spirito di famiglia, risulta fondamentale quando poi scendi in campo per affrontare l’avversario: si è uniti più che mai.

Tu sei cresciuto nelle giovanili dell’Amatori per poi girovagare in altre squadre, fino a ritornare al punto di partenza, contribuendo a scrivere questa splendida favola. Ti offendi se ti definisco figliol prodigo?

No! Mi fa solo piacere in quanto significa che tutti, dai dirigenti ai miei compagni, mi hanno sempre considerato uno di loro. Anche quando giocavo con altre squadre, seguivo sempre le loro sorti, gioendo quando vincevano e soffrendo quando invece le cose non andavano bene. L’Amatori l’ho sempre portata nel cuore. Quando, alcuni anni fa, furono promossi in serie B, chiamai tutti i miei compagni delle giovanili per congratularmi con loro, sperando che un giorno avremmo fatto qualcosa di ancora più grande insieme…

Per un anno hai indossato la maglia della Partenope, l’altra squadra di rugby napoletana, avversaria storica dell’Amatori. Quando dovevi giocare contro l’Amatori qual era il tuo spirito?

Questa domanda già me l’hanno fatta altri, ma non ho mai risposto. Ti concedo uno scoop: le due notti precedenti le partite contro l’Amatori ho pianto come un bambino. L’idea di dover affrontare quella che ho sempre considerata la mia squadra era un tormento. Ma avendo fatto delle scelte e avendo ricevuto fiducia dai dirigenti e dai miei compagni, mi sono sentito sempre in dovere di onorare al meglio la maglia che all’epoca indossavo. Un giocatore deve essere prima di tutto un uomo e tenere fede ai propri impegni, seppure ciò gli dovesse causare dolore nell’animo!

Dover disputare il campionato di serie A imporrà certamente alla società di fare investimenti per rafforzare la squadra affinché faccia un campionato dignitoso. Per quanto ti riguarda, cosa ti aspetti a tal fine?

Avendo già giocato in serie A con il Cus Roma Rugby ti assicuro che il gap tra noi e le altre squadre non è poi così ampio. Ma credo che qualche innesto forte ed esperto sia necessario per permetterci di continuare a sognare! E poi abbiamo un allenatore, Luca Varriale, che ha una marcia in più: ci ha molto seguiti, sia dentro che fuori dal campo, dimostrandosi sempre disponibile.

Qual è il tuo ruolo?

Estremo!

Quando giocavi con le giovanili dell’Amatori calciavi i piazzati perché avevi una precisione straordinaria. Questa caratteristica ti è rimasta?

No, si è persa nel tempo, purtroppo. Ma per demerito mio perché negli anni non mi sono allenato con la giusta concentrazione. Da quest’anno ho ripreso a farlo con più attenzione e spero di ritrovare al più la precisione necessaria.

Pur essendo tu giovane, la domanda te la faccio lo stesso: quando finirai di giocare a rugby, vorrai continuare a restare nel circuito? Magari allenando o facendo cosa?

Come obiettivo personale mi sono imposto un altro anno di attività a pieno regime. Se il prossimo anno riuscirò ad arrivare a una condizione di gioco tale da consentirmi di fare il salto di qualità, dandomi l’opportunità di poter giocare ad alti livelli in Italia o all’estero, magari in Scozia, allora significherà che ho raggiunto il mio obbiettivo. Viceversa programmerò in altro modo il mio futuro!

Per questa promozione dai un voto ai giocatori, ai dirigenti e agli allenatori…

Alla società do 10 e lode perché ha fatto un lavoro eccezionale. Alla squadra 8 perché, una volta raggiunta la promozione, le ultime due partite abbiamo completamente mollato, dimostrando, secondo me, di non essere ancora pienamente maturi a livello mentale, cosa che non possiamo permetterci se vogliamo fare un buon campionato di serie A. Per quanto riguarda gli allenatori, a Luca Varriale do 10 perché, come ho già detto prima, s’è dimostrato prima di tutto un vero amico, oserei dire un padre, per ognuno di noi, sia dentro che fuori dal campo. All’altro nostro allenatore, Lorenzo Fusco, do 8.. E’ grazie a lui, alla sua insistenza, se sono tornato a giocare all’Amatori e gliene sarò riconoscente per sempre. Mi hanno però lasciato perplesso alcuni suoi atteggiamenti. Da una persona esperta, intelligente e sensibile come lui mi sarei aspettato maggiore disponibilità ad ascoltare le opinioni degli altri…

Come tanti tuoi compagni di squadra, da ragazzino hai avuto come allenatore Mario Gargano. Cosa ti ha insegnato Mario permettendoti di essere quello che oggi sei e potresti in futuro diventare?

Per quanto riguarda il rugby per me Mario ha rappresentato e rappresenta tutto. Senza di lui, i suoi consigli, i suoi incoraggiamenti, i suoi cazziatoni non credo che oggi staremmo qui a festeggiare la promozione in serie A. Mario ha tracciato il solco e seminato “ieri” i frutti che “oggi” abbiamo raccolto. Per quanto mi riguarda, questa promozione è anche merito suo!

L’obiettivo per il prossimo anno è una salvezza tranquilla?

Qualcosa di più…

 

Vincenzo Giarritiello

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