FIORELLA FRANCHINI CI RACCONTA IL SUO ROMANZO “IL VELO DI ISIDE”

Fiorella il tuo romanzo, Il Velo Di Iside, è un romanzo storico con venature misteriosofiche, oserei dire esoteriche, visto il tema trattato. Ti piace questa definizione, o preferisci dargliene una diversa?

Preferisco considerarlo soprattutto un romanzo storico. Le venature esoteriche derivano dal fatto che il culto di Iside si è prestato nel tempo a queste interpretazioni in quanto sia il tempio che il culto di Iside sono stati utilizzati dalle società esoteriche e massoniche. Ma si tratta essenzialmente di un romanzo storico che possiede tre piani di lettura: sentimentale, thriller e storico.

In termini e tempi di fatica, quanto ti è costata la ricerca storica?

Un anno di letture e studi tra saggi, articoli e romanzi per cercare di inquadrare bene il periodo storico per evitare di dire sciocchezze. Quando si scrive un romanzo storico, lo scrittore fa un patto con il lettore assumendosi la responsabilità di narrare storie verosimili in assoluta attinenza con l’epoca in cui si dipana la trama. Bisogna dunque inquadrare bene l’epoca per evitare gli strafalcioni. Seppure il lettore sa benissimo che si appresta a leggere una storia di fantasia, il contorno deve essere assolutamente realistico affinché si senta coinvolto mentre legge.

Pur essendo i protagonisti del romanzo frutto della tua fantasia, Livilla Claudia, la sacerdotessa, ha un riferimento storico reale in cui potremmo identificarla?

No. Tutti personaggi sono assolutamente inventati, non avendo attualmente riscontri storici legati ala presenza del culto di Iside a Napoli. Lo steso tempio di Iside a Neapolis non è stato ancora ritrovato. Tuttavia abbiamo delle indicazioni da Bartolomeo Capasso che lo poneva nel centro storico di Napoli dove oggi è allocata la statua del fiume Nilo. Addirittura si suppone che la stessa Cappella San Severo facesse originariamente parte del nucleo urbano in cui sorgeva il tempio di Iside, essendo tutta quella zona anticamente abitata da una nutrita comunità egiziana. Seppure tuttora del tempio non si hanno tracce, considerando anche la toponomastica di quella zona in cui molte vie e vicoli hanno nomi che richiamano all’Egitto, è probabile che davvero il tempio fosse edificato in quell’area e fosse sontuoso come l’ho immaginato. Non si può escludere che, avendo Napoli subito nel corso dei secoli continue invasioni di popoli diversi, ognuno dei quali riadattava l’aspetto urbanistico e architettonico della città in rapporto alle proprie usanze e esigenze, scavando in profondità nel sottosuolo, prima o poi, non venga alla luce il tempio reale. Nello stesso tempo ho cercato di dare vita a una figura di sacerdotessa un po’ romanizzata in quanto l’avvento dei romani a Napoli influenzò tutto ciò che l’aveva preceduto. Lo vediamo con la statuaria: l’Iside egiziana è diversa dall’Iside romana, come possiamo constatare visitando la mostra del sacro alla Pietrasanta dove è esposta una statua di Iside di matrice romana, non a caso denominata Iside Romana.

Tu sai che anche a Cuma sono stati rinvenuti resti di un tempio di Iside…

A Cuma hanno trovato qualcosa, ma nulla esclude che anche a Pozzuoli non ci fosse un iseo. Non dimentichiamo che il bradisismo ha sommerso tanti tratti della costa per cui non possiamo escludere che i resti del tempio non siano sommersi. Il culto di Iside era molto diffuso sia nei porti che in tutta la Campania. Essendo stata Pozzuoli il primo porto commerciale dell’Impero Romano, fino a quando non fu costruito quello di Ostia, è improbabile che nel capoluogo flegreo non vi fosse un iseo.

Iside è una delle tante iconografie con cui viene rappresentata la Grande Madre…

Sì, in lei convergono tutte le attribuzioni che anticamente caratterizzavano il sacro femminile. Partendo appunto da Iside, passando per Ishtar, Artemide, Giunone fino poi a trasformarsi in quella che oggi noi riconosciamo come la Madonna. Iside raggruppa in sé tutte le caratteristiche del femminile divino, travalicando le singole religioni: la fedeltà, la maternità, l’amore.

Potrebbe ritenersi una scelta di genere il motivo per cui tu abbia narrato le vicende di una sacerdotessa di Iside?

Non credo. Quando in passato ho scritto romanzi di avventura, in molti mi attribuivano una scrittura di stampo maschile. Ovviamente, narrando il romanzo una storia d’amore, quest’aspetto particolare l’ho visto dal punto di vista femminile. Nello stesso tempo al protagonista, il navarco Valerio Pollio, uno dei tre comandanti della flotta romana di stanza a Miseno, ho attribuito la passione per la poesia, cosa insolita per un soldato. Ma da donna mi piaceva l’idea di dargli una venatura romantica.

Oltre a Il Velo Di Iside, quale altro romanzo hai pubblicato?

Korallion. Anche quello è ambientato tra Partenope e i Campi Ardenti, essendo innamorata di entrambi i luoghi. Lì ho cercato di rappresentare i popoli italici che hanno preceduto i romani, dai sanniti agli etruschi che vennero in queste terre alla conquista di Cuma. Per quanto riguarda i Campi Ardenti, ossia i Campi Flegrei, era un luogo dove, lo dico sempre, c’era già la leggenda prima che iniziasse la storia! Non a caso i greci avevano situato nei Campi Ardenti l’ingresso all’Ade; Ercole vi aveva imprigionato i giganti; lì c’era la Sibilla. Era un luogo già conosciuto prima ancora che la storia cominciasse. Era un sito mitico come pochi che mi dà sempre intense suggestioni. Anche in quel caso ho immaginato la storia d’amore tra un re etrusco e una fanciulla greca cui si intreccia la scomparsa del corpo della sirena Partenope deposto sull’isolotto di Megaride. La ricerca che ne segue sviluppa la storia in tutta la Campania. Anche in questo caso ho dovuto fare una grossa ricerca storica e poi ho fatto leggere quanto avevo scritto a un archeologo per evitare di dire inesattezze.

Come e quando nasce Fiorella Franchini scrittrice?

Nasce a dieci anni quando vinsi il mio primo premio di poesia. Da allora non ho mai smesso di scrivere. All’età di vent’anni ho iniziato la mia carriera da giornalista e solo nell’89 ho iniziato a scrivere romanzi. Essendo una salgariana, le miei prime storie erano avventure ambientate in Africa, nella ex Iugoslavia, in Vietnam. Poi ho deciso di parlare della mia terra, ma in maniera diversa, uscendo fuori dagli stereotipi positivi e negativi, trattandone la storia antica.

Hai intenzione di scrivere qualcosa su Pompei?

Ci sto pensando.

I tuoi progetti per il futuro come scrittrice?

Prima di tutto ho intenzione di continuare a collaborare come giornalista per Il Denaro occupandomi di cronaca culturale, recensendo libri e parlando di eventi e mostre.

Oltre a scrivere, sei donna e madre.

Anche lavoratrice, sono funzionario alla Corte di Appello di Napoli.

Come riesci a gestire questa tua triplice funzione?

Non lo so, l’importante è esserci riuscita senza mai rubare né tempo né spazio alla famiglia. Finora con la scrittura ho ottenuto delle belle soddisfazioni, pur non essendo uno scrittore di bestseller. Ma mai disperare!

 

Vincenzo Giarritiello

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