Ferdinando Pisacane in mostra ad “Art Garage” con DIVERTISSEMENT – IL FOTOGRAFO E LA MODELLA

Pozzuoli: Sabato 2 giugno, per la rassegna ARTinGARAGE, curata da Gianni Biccari, all’Art Garage di Pozzuoli – Parco Bognar 21, adiacente alla stazione Metropolitana FS – si è inaugurata la mostra “DIVERTISSEMENT–IL FOTOGRAFO E LA MODELLA” del pittore Ferdinando Pisacane.

L’esposizione durerà fino al 16 giugno e sarà visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 22; il sabato dalle 10 alle 20; domenica chiusa. Ingresso libero.

Per l’occasione abbiamo intervistato l’artista.

Ferdinando, malgrado tu sia pittore, chiudi questa rassegna fotografica esponendo dei disegni in cui la figura femminile è oppressa come un’ombra dalla sagoma del fotografo. Leggendo la brochure di presentazione, l’idea nasce dal film “Blow Up” di Michelangelo Antonioni, dove, se non ho capito male, la donna è l’oggetto attraverso cui il fotografo afferma il proprio egocentrismo, donandole nello stesso tempo centralità… Ci spieghi meglio questo concetto?

La decisione di partecipare a questa rassegna nasce dal gradito invito di Gianni Biccari di inserirmi in cartellone con un tema distinto che la chiudesse. L’idea da cui traggono origine le opere esposte era considerare il rapporto tra fotografo e modella, prendendo per l’appunto spunto dal film di Antonioni del 1966 dove il fotografo si serve della modella per tirare fuori il proprio egocentrismo: scaricare attraverso di lei il proprio bisogno di appagare, intuire, scoprire, penetrare il senso di essere fotografo. Ovviamente a mia volta dovevo pormi il problema di cosa fossero per me il fotografo e la modella: il fotografo lo sentivo come un’ombra opprimente, per cui l’ho rappresentato con una sagoma nera, un’ombra appunto. Mentre la modella non poteva essere che leggera, leggiadra. Da qui l’idea di ritrarla solo con la matita per conferirle un aspetto molto delicato, prendendo spunto dall’attrice Sarah Miles che interpretò la protagonista del film.

Tra le opere esposte un disegno mi ha particolarmente colpito: in alto è ritratta la donna adagiata di fianco su una nuvola con le ali chiuse sulla schiena come se fosse un angelo; sotto di lei una serie di macchine fotografiche sospese nell’etere, dalla vaga forma fallica…

Ciò che può sembrare fallico è l’obiettivo che inevitabilmente si unisce al volto del fotografo facendo sì che la testa e l’obiettivo diventino un’unica cosa. La modella non è per niente intesa come oggetto, ma la sua leggerezza, caratterizzata dalla matita e le ali testimoniano il suo abbandonarsi volutamente al fotografo anziché esserne succube.

Invertendo i ruoli, non pensi che questa tua denuncia potrebbe farla un fotografo a un pittore?

Confesso che ho riflettuto molto su quest’aspetto: io non sono il terzo incomodo, ma uno che ha voluto immaginare il fotografo e la modella da pittore. Non mi interessa sapere come un fotografo potrebbe immaginare il rapporto tra un pittore e la modella. Per quanto mi riguarda, mi sono divertito a fantasticare come rendere artistico il tema. La mostra si intitola divertissement in quanto, man mano che pensavo, disegnavo, dando sempre più forma all’idea, utilizzando fogli 140×110 perché sentivo la necessità di muovermi in uno spazio ampio, divertendomi molto!

Ci racconti il tuo percorso artistico?

La fotografia l’ho sempre utilizzata come strumento per la pittura, nel senso che spesso ho preso spunto per un’idea da una fotografia, immortalando con lo scatto un soggetto o un particolare che mi interessava per poi riproporlo su tela. A cavallo tra gli anni 70/80 ho seguito fotografi di professione come ad esempio Mimmo Iodice. Ma poi ho fatto la mia scelta artistica, puntando sulla pittura. Per il mio modo d’essere ho bisogno di tenere le mani in pasta, di cercare di avvicinare quanto più è possibile il segno con il pensiero. Credo di essere stato sempre un pittore, seppure la pittura mi è molto servita per debellare forme di paura, di limiti. Una sorta di terapia.

Napoli è una città un po’ strana, molti artisti la amano e odiano contemporaneamente: il tuo rapporto d’artista con la città qual è?

Napoli è bella, produce delle splendide cose, ma difficilmente aiuta l’artista napoletano. Poi ci sono degli artisti un po’ più fortunati o ci sono dei momenti dove si dà più sostegno all’arte. Ma si potrebbe fare molto di più per coloro che per anni hanno operato nell’anonimato all’ombra del Vesuvio. Credo che ci sia davvero da lavorare e ho la sensazione, ma spero di sbagliarmi, che la città non sia culturalmente preparata a sostenere la crescita artistica!

A cosa attribuiresti quest’eventuale pecca?

La percezione è che si faccia cultura con la c minuscola. Le realtà artistiche, soprattutto quelle emergenti, vanno sostenute. Io conosco dei giovani artisti di una bravura e intelligenza straordinarie, ma molti di loro sono costretti a espatriare per trovare la propria realizzazione, non conseguendo a Napoli il giusto sostegno o valorizzazione. E ciò non depone certo a favore della città!

Progetti futuri?

Ho in cantiere alcuni temi importanti che si svilupperanno a settembre al PAN sulla figura dell’uomo: la mostra si intitolerà man dove lavorerò molto sul rapporto uomo/universo.

Se dovessi dare un suggerimento ai giovani artisti, che diresti loro?

Prima di tutto bisogna ben capire la scelta che si fa e bisogna lavorare con molto coraggio e serietà. Non bisogna minimamente lasciarsi vincere dallo sconforto, mai arrendersi!

Questa mostra già l’hai presentata in altre sedi?

No, è nata nel giro di un mese e mezzo, dopo che con Gianni ci eravamo sentiti, concordando che avrei fatto qualcosa per la rassegna che stava curando: mi sono chiuso nello studio è ho iniziato a disegnare. A riguardo ho seguito con attenzione tutti gli eventi cui hanno partecipato tanti bravissimi fotografi. Inoltre mi lega un rapporto di amicizia con Luca Sorbo che mi presenterà questa sera. Approfitto dell’attenzione che mi stai concedendo per ringraziare la professoressa Clementina Gily, docente di estetica, anche lei presente questa sera, la quale, per il suo ruolo, si è molto interessata alla mia attività artistica, e il mio amico poeta/scrittore Massimo Luongo.

Possiamo dunque affermare che Ferdinando Pisacane onora Pozzuoli con un’anteprima assoluta.

Assolutamente sì, e ne sono particolarmente onorato: questa è una terra che amo e per un periodo della mia vita ci ho anche vissuto, serbando dei ricordi splendidi!

 

 

Vincenzo Giarritiello

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