MONICA PAOLI RACCONTA NONNA ADRIANA

Sabato 15 giugno presso la Biblioteca degli Incartati a Fornaci di Barga, in provincia di Lucca, si è presentato il libro di Monica Paoli “Polenta di grano duro – Nonna Adriana racconta“.

Il volume è una raccolta di ricordi in forma di storie della nonna centenaria dell’autrice raccontate dalla viva voce della protagonista, che Monica fa rivivere attraverso le sue pagine quasi fosse presente fra noi, dando vita a un momento di condivisione collettivo che ha coinvolto il pubblico in sala.

Il titolo della raccolta, “Polenta di grano duro”, rappresenta sia il cibo che ha accompagnato la nonna nell’intero arco della sua lunga vita, dall’infanzia povera fino alla vecchiaia, sia metaforicamente il carattere di una donna tenace in grado di reagire duramente alle asprezze della vita, ma nello stesso tempo anche capace di tenerezza e gentilezza d’animo, senza perdere mai il sorriso e l’ottimismo pur nelle difficoltà.

Le storie sono corredate da foto che raccontano l’intera esistenza della protagonista dalla nascita, all’infanzia difficile; dalla giovinezza di duro lavoro, al matrimonio; dalla difficoltà della guerra, al tentare di sopravvivere alla mancanza del marito emigrato in America per cercare fortuna, fino al suo ritorno col carico di baule delle meraviglie, recando con sé un pezzetto di quell’America anche a Gioviano, il paese dove nonna Adriana ha vissuto dal matrimonio fino alla morte.

I racconti raccolti da Monica sono brevi aneddoti, lievi bozzetti dove ci si rattrista e si sorride e che hanno l’indiscusso merito di tratteggiare con poche pennellate un’epoca comune partendo dai ricordi di famiglia.

Ha molti pregi questo piccolo libro, primo fra tutti presentarci uno spaccato di vita di un paese come tanti in Italia in un periodo difficile delle nostra storia. Ecco cosa intendevo all’inizio con “momento di condivisione”.

Personalmente, leggendolo, ho ritrovato molti episodi dell’epoca della guerra raccontati da mia madre, livornese sfollata in Garfagnana: la fame, la paura, le difficoltà oggi per noi inimmaginabili, l’arrivo degli americani e la scoperta del pane bianco e delle tavolette di cioccolata portati da quei soldati “neri ” che sorridevano alle “signorine”… Ho ricordato e mi sono commossa, e come me credo e spero tutti i presenti in sala, ognuno con i propri ricordi personali in bilico fra sorriso e lacrime. Di questa ritrovata comunanza ringrazio nonna e nipote che di lei si è fatta interprete.

Altro pregio innegabile del libro è l’essere scritto in dialetto locale: parole ed espressioni gergali, proverbi antichi e modi di dire donano immediatezza e freschezza ai racconti di nonna Adriana, pur essendo subito comprensibili dal contesto anche per chi non è del posto. La resa in italiano certo non avrebbe avuto lo stesso impatto emotivo.

Il filo dei ricordi si conclude volutamente negli anni 70, perché in seguito altri grandi dolori graveranno sulla nonna: la morte prima di un figlio e poi dell’altra. Quale dolore più devastante può esserci del sopravvivere ai propri figli? Eppure, nonostante tutto, nonna Adriana prosegue con ottimismo e tenacia la sua vita per i nipoti che la festeggeranno centenaria. Emblematiche le parole che pronuncia alla fine del libro, quasi un monito e un insegnamento per tutti: ” ‘Un ce la pigliamo per le pottate, bisogna volessi bene, la vita è bella!”

La presentazione è stata coordinata con la consueta bravura dalla professoressa Paola Stefani che grazie alla sua esperienza è riuscita a coinvolgere con naturalezza autrice e pubblico. A rendere l’atmosfera ulteriormente emozionante, le letture di alcuni brani del libro da parte delle due pronipoti della protagonista e il sassofono di un altro pronipote che con la propria musica ha sottolineato i momenti salienti della serata.

Nonna Adriana potrà essere contenta, ancora una volta la famiglia si è riunita per lei.

 

Clara Cecchi

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