“LA LEGGENDA DI AMBROSIA”, DI CLARA CECCHI

Dall’alto del suo trono il re se ne stava silenzioso, assorto in pensieri che da qualche tempo occupavano tutta la sua attenzione, fantasticherie vaghe dapprima, ma che ormai erano divenute una vera ossessione…

“Zeus!!!” la voce stridula della moglie, la terribile Era, regina degli dei e degli uomini, lo distolse per un attimo dalle sue pene. ”A che stai pensando, eh?! Ti vedo strano da qualche giorno, non t’interessa niente, te ne stai sempre lì a fissare il mondo degli umani…Guarda, io ti avverto, se stai per combinarmene un’altra delle tue te la farò pagare! Ricordati che ti tengo d’occhio!!!” e se ne andò via sbattendo con rabbia la porta della reale camera.

Senza neanche risponderle, il signore dell’Olimpo rivolse di nuovo lo sguardo bramoso a ciò che, laggiù sulla Terra, catturava così tanto la sua attenzione. Al limite di un bosco, in mezzo ad una valle fertile e verde bagnata da un piccolo fiume di acqua limpida, sorgeva la capanna di una famiglia di contadini, la cui figlia Ambrosia, giovanissima e bellissima, era divenuta l’insano e unico oggetto delle sue attenzioni, dei suoi desideri, delle sue brame amorose: in poche parole Zeus si era perdutamente e follemente innamorato, o meglio incapricciato, secondo il suo solito, della bella contadinella. Va detto che il Re degli dei non era certo nuovo ad avventure del genere, ne sapeva qualcosa la povera Era, che aveva dovuto sopportare nei secoli le infedeltà del marito: amanti, figli illegittimi e tutta una lunga serie di menzogne e scappatelle extraconiugali che avrebbero fatto perdere la pazienza anche ad una dea più tollerante di lei. Anche stavolta la passione stava divorando il dio, che non si era mai fatto problemi, nè posto limiti nelle sue infinite avventure amorose: ma come fare, si chiedeva, a convincere la ragazza a corrisponderlo? Era una giovane ingenua, viveva isolata quasi fuori dal mondo e non vedeva nessuno tranne i genitori e gli animali della fattoria, non aveva amici nè interessi se non le quotidiane incombenze domestiche: come fare ad avvicinarla e convincerla? Doveva trovare un punto debole per vincere le sue resistenze e appagare quel desiderio che lo stava consumando.

Zeus era ostinato , ma la moglie non lo era di meno e per non farsi cogliere di sorpresa decise di rivolgersi ad Ermes, il dio alato, il messaggero degli dei: chi meglio di lui avrebbe potuto tener d’occhio il marito fedifrago e traditore? “Mi raccomando: non perderlo mai di vista e riferiscimi ogni suo movimento!” ordinò la regina e il povero dio assentì, rassegnato: era davvero pericoloso rifiutare qualcosa alla collerica e vendicativa moglie del re.

Intanto Zeus dall’alto continuava ad osservare affascinato la bellissima giovane dagli occhi viola, la pelle candida e i capelli biondi come l’oro. La vide lasciare le pecore che pascolavano tranquillamente ed avviarsi verso l’alveare dietro la casa per raccogliere il miele, le api le ronzavano intorno delicatamente mentre lei si avvicinava sorridendo per svolgere con attenzione il suo compito. Sembrava volessero quasi carezzarla in una specie di gioco amoroso, attente a non farle del male e fu allora che il signore dell’Olimpo seppe esattamente che cosa doveva fare. Nella sua secolare esistenza non aveva mai avuto difficoltà a tramutarsi in uomini, donne, animali, piante…in qualsiasi cosa pur di appagare i suoi capricci, ma prima doveva eludere la sorveglianza di quell’insignificante dio alato che la sua sospettosa sposa gli aveva messo alle costole. Era o non era il re degli dei e degli uomini? Così chiamò subito Ermes al suo cospetto e gli ordinò di volare da Poseidone, il dio del mare, per recapitargli un messaggio urgente, immediatamente, senza perdere tempo! ” Signore, io…non posso proprio in questo momento “cercò di tergiversare il poveretto ”…non trovo più i miei calzari e…AHHHHHH!!!”non fece in tempo a finire di parlare che un fulmine del potente Zeus lo colpì in pieno! Quando s’infuriava il re degli dei era terribile e al malcapitato dio non restò altro da fare che obbedire il più in fretta possibile.

Ora che non c’era più nessun ostacolo che si frapponesse fra lui e l’oggetto dei suoi desideri, Zeus sorrise con aria di vittoria e in un attimo volò davanti all’amata! Vista così era ancora più bella e delicata, la pelle quasi color del miele che stava raccogliendo emanava un profumo inebriante e per lui irresistibile.Le ronzò intorno insieme alle altre api in una danza sensuale che quasi la stordì e la incantò, veloce, sempre più veloce, talmente veloce che infine rimase lui solo a solleticarle il viso dall’ovale perfetto, il collo sottile, le braccia candide e poi l’intero corpo flessuoso avvolgendola quindi in una specie di nuvola leggera, un alone dorato che ricoprì entrambi, proteggendoli finalmente da sguardi indiscreti.

Quando il potente signore dell’Olimpo si svegliò appagato dal lungo sonno ristoratore la magica nebbiolina si era dissolta e la giovane era ancora stesa accanto a lui, ma il suo bellissimo corpo era ricoperto da centinaia di pungiglioni velenosi: l’amplesso con il focoso re degli dei le era stato fatale.

Per ricompensarla del suo sacrificio Zeus, dispiaciuto per la sua bellezza e giovinezza, la trasformò allora in uno squisito nettare dal potere divino che mai aveva avuto uguali sulla terra, cibo indispensabile ai banchetti degli dei immortali, ambito e ricercato da tutti gli uomini: la leggendaria e prelibata Ambrosia.

 

Clara Cecchi

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