Cena Slow Food con i prodotti tipici del Vesuvio all’Hotel Royal Continental di Napoli

Molti napoletani, ultracinquantenni e ultrasessantenni, non ricordano che da bambini o da adolescenti hanno mangiato le Crisommole (dal greco Crysoun melon, che significa “frutto d’oro”) , ovvero le Albicocche del Vesuvio, quei frutti di stagione carnosi, dolci e saporiti che si consumavano a Napoli all’inizio dell’estate.
Per questo, si meravigliano quando gliene parli, e credono che stiano ricevendo informazioni su un prodotto di nicchia, su una ricercatezza per palati fini, su una prelibatezza semi-sconosciuta che si vende ad alto prezzo e che si trova solo nei negozi specializzati: ne hanno perso la memoria.

Ma non è colpa loro, perché dagli anni ’70 in poi, le Crisommole, che erano un consuetudine sulle tavole dei napoletani, essendo provenienti dagli agri vesuviani contigui al territorio cittadino, e si consumavano golosamente, ma distrattamente, come si mangiano tutti i cibi ordinari della nostra alimentazione quotidiana, furono soppiantate dalle albicocche provenienti da altre regioni o da altre nazioni, che producevano e producono frutta con un’agricoltura intensiva, caratterizzata da bassi costi di produzione e di commercializzazione, che bada solo alle quantità, e non alla qualità.
Fu così che a partire dagli anni ’80, i napoletani smisero di chiamare le albicocche “crisommole”, perché smisero di mangiare le Albicocche del Vesuvio, avendole sostituite con varietà straniere, come accade inevitabilmente in regime di globalizzazione e di grande distribuzione dominata dalle multinazionali, le quali, più delle nostre, hanno la bellezza e l’ uniformità esteriori, che colpiscono la vista, ma non hanno la consistenza, i sapori, i profumi e la veracità che caratterizzano i frutti vesuviani.

Però, ci sono quelli che resistono, che si danno da fare e tentano il rilancio delle Albicocche del Vesuvio, unitamente a quello di altri prodotti tipici del vulcano napoletano, quali: i Piselli Centogiorni, i Pomodorini del Piennolo, i Cachi Vaniglia e i vini tipici come il Lacryma Christi del Vesuvio e la Catalanesca del Monte Somma.
Fra questi eroici sostenitori dei prodotti caratteristici del vulcano partenopeo, c’è un manipolo di agricoltori vesuviani che aderisce alla condotta Slow Food Vesuvio. È grazie a loro, e all’impegno degli appassionati attivisti dello Slow Food Vesuvio (fra i quali, bisogna necessariamente citare il trio di punta, tutto al femminile: Maria Lionelli, Patrizia Spigno e Marina Alaimo), che le dolci Albicocche del Vesuvio, i saporitissimi Piselli Centogiorni del Vesuvio e i gustosi Cachi Vaniglia del Vesuvio, sono diventati Presidi Slow Food e sono ricomparsi sulle nostre tavole.

La sera di giovedi 4 luglio 2019, lo Slow Food Vesuvio e i suoi agricoltori, hanno fatto le cose in grande, per promuovere le loro specialità. Hanno trovato la disponibilità e la collaborazione della cucina dell’Hotel Royal Continental, uno dei più grandi e importanti alberghi del lungomare di Via Partenope, situato proprio di fronte al Castel dell’Ovo, e insieme ad essa hanno organizzato una cena nel corso della quale sono state servite solo pietanze a base di prodotti tipici vesuviani, preparate dallo chef di casa dell’hotel, Raimondo Cinque.
L’evento, fortemente voluto dalla fiduciaria dello Slow Food Vesuvio, Maria Lionelli, e dal manager dell’Hotel Royal Continental, Berardo Pomes, è stato un bell’esempio di cooperazione del management di una delle più importanti strutture di accoglienza dell’industria turistica napoletana, con i rappresentanti di un’associazione che promuove la tipicità, la biodiversità e il mangiare bene e con gli agricoltori del territorio vulcanico.

Dovrebbe essere sempre così, perché, diversamente, il turismo non riuscirebbe mai a svolgere la funzione di motore di sviluppo dell’economia locale, ma sarebbe solo un settore distaccato dalla filiera territoriale, riducendosi al ruolo di importatore di prodotti provenienti da lontano e disgiungendosi dalla cultura e dalla tradizione enogastronomiche locali, la conoscenza delle quali, associata alla degustazione dei prodotti tipici territoriali, sicuramente interessa e coinvolge i turisti provenienti da fuori, costituendo essa stessa una stimolante attrazione aggiuntiva alle bellezze artistiche, storiche e paesaggistiche della città.

La cena, che ha registrato il tutto esaurito, è iniziata con l’arrivo ai tavoli di un antipasto composto da un’ Insalata di Seppie scottate alla griglia e adagiate su un letto di doppia crema di Albicocche del Vesuvio e di Piselli Centogiorni del Vesuvio, accompagnata dallo spumante metodo classico “Pietrafumante” , a base di uva Caprettone del Vesuvio, di Casa Setaro. Poi è proseguita con il Risotto Carnaroli con gamberi, lupini, Pomodorini del Piennolo del Vesuvio e Albicocche confit del Vesuvio, accompagnato dal Lacryma Christi del Vesuvio “Munazei”, bianco 2018, di Casa Setaro. Quindi, si è soffermata sulle squisitissime e originalissime Alici in crosta di pane croccante con salsa all’Albicocca del Vesuvio e peperoncino al profumo degli agrumi di Sorrento, accompagnate dal Lacryma Christi “Munazei”, rosso 2018, di Casa Setaro. Infine, si è conclusa deliziosamente con la Cheesecake Crisommola, accompagnata da liquori e distillati delle aziende agricole del Vesuvio.

Hanno preso parte alla brillante serata la delegazione di Napoli dello Slow Food, e il presidente del Presidio Slow Food Albicocca del Vesuvio, Gaetano Romano, che ha segnalato come i problemi climatici e ambientali incidano sulla coltura e sulla raccolta delle albicocche vesuviane. Era presente, inoltre, anche il sindaco di Trecase, Raffaele De Luca, in rappresentanza della sua comunità che è tra le più impegnate per il rilancio dei prodotti tipici vesuviani, tant’è che il Municipio di Trecase ospita anche la sede del Presidio Slow Food Pisello Centogiorni del Vesuvio, e che per questo motivo il primo cittadino trecasese è amabilmente, simpaticamente, significativamente e doverosamente denominato “Sindaco del Pisello Centogiorni”. Mai un appellativo fu tanto apprezzato.

 

Pasquale Nusco

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