All'Istituto Pascale di Napoli cura sperimentale contro il cancro ai polmoni

Dall’Istituto Pascale di Napoli buone notizie per la cura al cancro dei polmoni

“Cascina dell’Angelo”: il vivace affresco di Bruno Alberganti sul mondo dei risicoltori

Premiati a Roma i vincitori della 2° edizione del Concorso ‘People In Mind’ di Lundbeck Italia

Premiati oggi a Roma i vincitori campani di “People in Mind”

Salute mentale, arte e impegno sociale contro il pregiudizio

La Campania presente con 11 opere. Premiato dalla Giuria Tecnica, Domenico Puglia di Salerno

Le informazioni sull’evento di premiazione sono su:

http://www.concorsopeopleinmind.it/cerimonia-premiazione/

Roma, martedì 9 Marzo 2021 – L’arte aiuta ad affrontare il pregiudizio contro il disagio mentale, che la pandemia da COVID-19 sta contribuendo ad aumentare, con 150 mila casi nuovi attesi quest’anno solo di depressione, oltre stati di ansia, insonnia e disturbi psichici più importanti. Lo fa mettendo in luce creatività, forza, talento, emozione. È sempre l’arte che unisce, da Nord a Sud, le 477 opere che hanno partecipato alla seconda edizione del concorso ‘People In Mind 2020’, voluto da Lundbeck Italia con il patrocinio del World Mental Health Day, dell’Ambasciata di Danimarca e delle principali Società Scientifiche e Associazioni che operano nel mondo della salute mentale: 203 quadri, 124 disegni, 113 fotografie, 37 fumetti pervenuti da 19 Regioni. La Campania, al 12° per numero di candidature, ha presentato 11 opere. Vicitore al 2° posto, per la Giuria Tecnica, Domenico Puglia con la ‘pittura Ultimi Passi.

“People In Mind” ha inoltre aperto nel 2020 una candidatura per il terzo settore per valorizzare l’impegno delle associazioni. Venti i progetti pervenuti, valutati da un’apposita giuria di esperti. La premiazione si è svolta oggi all’Acquario Romano di Roma, con 24 finalisti: 12 decretati dalla giuria ‘tecnica’ (clinici, psichiatri e psicologi, sociologi, esperti della comunicazione e del mondo dell’arte) e 12 dalla Community social ‘People In Mind’ di 2.290 utenti. I primi classificati dalla giuria tecnica ricevono un buono spesa (Amazon) di 1000 euro. Il progetto vincitore del terzo settore (dedicato a supporto e formazione di genitori di pazienti con disturbi alimentari) riceve una donazione ricavata dalla vendita delle 27 opere finaliste dell’edizione del concorso 2019.

“Le persone con disturbi mentali sono parte integrante del nostro tessuto sociale e offrono un importante contributo con il loro vissuto di emozione e creatività. Potenzialità che invece spesso ignoriamo a causa di pregiudizi, diffidenza e scarsa conoscenza del disagio mentale – dichiara Tiziana Mele, AD di Lundbeck Italia –. Ci uniamo così all’impegno delle Istituzioni e delle Società Scientifiche di settore nel sottolineare il dovere e la responsabilità individuale e collettiva nel difendere il diritto alla Salute Mentale”.

“Le priorità attualmente individuate dalle associazioni europee che operano per migliorare la prevenzione, la cura e la riabilitazione dei disturbi mentali includono la promozione del rispetto dei diritti umani in tutti i contesti della salute mentale; l’esigenza di destinare più risorse a questo settore; il miglioramento dell’accesso alle cure mediche, incluse quelle psichiatriche, anche attraverso l’implementazione e la diffusione di piattaforme digitali; l’implementazione di modelli di intervento precoce, integrato e personalizzato basati sull’evidenza per migliorare quantità e qualità della vita dei pazienti con disturbi mentali; il coinvolgimento dei pazienti e dei loro familiari in progetti di ricerca e percorsi di cura – spiega Silvana Galderisi, Past-President European Psychiatric Association (EPA), Professore Ordinario di Psichiatria, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Fisica e Medicina Preventiva, Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli” di Napoli –. In Europa l’organizzazione di servizi di salute mentale è molto variegata e va da sistemi ancora incentrati sull’ospedale psichiatrico a sistemi di psichiatria di comunità molto avanzati. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, i servizi non rispondono pienamente alle priorità individuate. La pandemia ha evidenziato la fragilità dei nostri servizi e la discriminazione di cui ancora sono oggetto i pazienti con disturbi mentali. Le istituzioni Europee sembrano voler prendere atto dell’enorme gap esistente tra bisogni e offerta nell’ambito della salute mentale, prevedendo un aumento dei finanziamenti per la ricerca; ma questo non basta; bisogna unificare e incrementare gli sforzi perché siano disponibili più risorse, anche alla luce dell’incremento nella richiesta di aiuto che la pandemia sta determinando”.

L’attuale contesto socio-culturale legato alla pandemia da COVID-19 e alle misure di sanità pubblica per il suo contenimento, hanno e continuano ad avere un impatto significativo sui pazienti con pregressi disturbi mentali gravi, i quali hanno un rischio elevato di contagio a causa di molteplici fattori, tra cui marginalizzazione sociale, difficoltà a rispettare le misure di sanità pubblica, altre comorbidità – aggiunge Andrea Fiorillo, Professore Ordinario di Psichiatria, Università della Campania “L. Vanvitelli” di Napoli, Presidente Società Italiana di Psichiatria Sociale (SIPS) –. Ciò significa anche un rischio aumentato di mortalità rispetto alla popolazione generale. Inoltre, le misure di distanziamento fisico e di contenimento hanno modificato il rapporto medico-paziente, rendendo necessario “ripensare” le pratiche operative degli psichiatri. Sebbene le attività dei servizi di salute mentale non si siano mai interrotte, nei primi mesi della pandemia si è registrata una riduzione del numero delle visite di controllo, in parte arginato con il potenziamento dei servizi di telepsichiatria, seppur con qualche difficoltà di utilizzo delle nuove tecnologie. Occorre inoltre considerare che la pandemia da COVID-19 rappresenta una nuova forma di trauma, completamente differente da quelli conosciuti, in precedenza come guerre, terremoti o tsunami, gravati dalla mancanza di sicuri strumenti di cura o protezione, aumentando un senso di incertezza e inadeguatezza verso il futuro, a sua volta fonte di sintomi ansiosi e depressivi nella popolazione generale. Senza contare le implicazioni sociali: recessione economica, chiusura delle istituzioni scolastiche-educative, aumento di violenza domestica, femminicidi e rischio di suicidio. Si tratta di campi d’azione tipici della psichiatria sociale, che dovrà definire in maniera chiara l’impatto di questi “nuovi” eventi traumatici sulla salute mentale, sviluppando adeguati interventi terapeutici per evitare o ridurre una “seconda” pandemia di disturbi mentali.

Covid, dilaga il confitto di coppia e il rischio di violenze sui minori

Covid, dilaga il confitto di coppia e il rischio di violenze sui minori:

Al via nuovi corsi per una rete di pediatri contro gli abusi da pandemia

L’avvento della pandemia ha creato le condizioni per un aumento degli abusi sui minori. Molti dati suggeriscono che nel periodo di lockdown, anche se ora meno severo, la convivenza, l’isolamento forzato e l’incertezza socio-economica, hanno aggravato i disagi e la confittualità di coppia e aumentato la violenza assistita e la trascuratezza materiale e affettiva dei genitori, anche nelle famiglie di livello socio-economico medio/alto. Con l’emergenza e l’isolamento è cresciuto anche l’uso incontrollato di internet anche da parte dei più piccoli e quindi il rischio di adescamenti e di abusi online e di cyber bullismo.

Roma, lunedì 8 marzo 2021 – Seri conflitti di coppia esacerbati dalla convivenza obbligata, distruzione della routine domestica, insicurezza economica per le famiglie ed ecco che la pandemia può vestire i panni dell’’orco’, costituendo un fardello pesantissimo per bambini e adolescenti. Diversi studi condotti nel mondo stanno infatti cominciando a documentare l’aumento dei casi di abuso su minori che si declinano in vario modo, non solo con forme di abuso fisico e violenza assistita, ma anche con trascuratezza estrema nelle cure fisiche e nei bisogni psicologici. A rischio soprattutto i minori che vivono in contesti disagiati, ma nessuno è immune, infatti una indagine su abuso su minori in era Covid della più importante associazione charity dedicata all’infanzia nel Regno Unito, mostra chiaramente che quando aumentano i fattori di stress in famiglia e il cosiddetto esaurimento – burn out – dei genitori, come appunto è avvenuto nell’ultimo anno in seguito alla pandemia, il rischio di abuso sui minori si impenna. A partire da marzo 2020 con l’inizio dell’emergenza, tante famiglie e tante coppie si sono ritrovate oppresse da fattori di stress pesantissimi: l’incertezza economica e lavorativa, il sovraccarico di responsabilità dalla didattica all’accudimento dei figli h24, la distanza obbligata dai nonni. Tutto questo, specie in contesti già difficili e problematici, è stato un boomerang tagliente per i minori. Nodale è anche l’esacerbarsi di conflitti di coppia in nuclei familiari con problematiche già pregresse. Secondo una recente indagine dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps), tramite l’Osservatorio Msa-Covid-19, la convivenza forzata tra partner ha riguardato quasi il 60% degli intervistati a livello nazionale. Tra questi, oltre il 15% ha vissuto con figli piccoli e circa il 50% con figli con età pari o superiore a 12 anni. La convivenza è avvenuta nel 15% dei casi in un piccolo appartamento (circa 50/70 mq), con tutto ciò che ne consegue in termini di riorganizzazione degli spazi per garantire la convivenza di genitori e figli.

Infine, il distanziamento fisico, riducendo i contatti tra i bimbi e gli adulti protettivi come gli insegnanti, e la riduzione degli accessi al pronto soccorso, hanno fatto Il resto. Ed è in questo scenario che riparte anche quest’anno l’iniziativa promossa da Menarini, colosso internazionale con dna partenopeo, per una rete di pediatri contro gli abusi da pandemia, grazie ai nuovi corsi di formazione Lo sai che… Incontri sulla realtà degli abusi e dei maltrattamenti durante l’età adolescenziale, organizzati con la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). 700 pediatri saranno allenati a riconoscere i primi segnali di difficoltà e diventeranno così una “sentinella” del disagio dei minori.

“Nel contesto pandemico i tentacoli dell’abuso sui minori si fanno ancora più intricati e contorti e allo stesso tempo diviene più difficile intercettare l’abuso a causa del distanziamento sociale e anche della ridotta frequenza di accesso ai Pronto Soccorso pediatrici” – dichiara Pietro Ferrara, coordinatore del progetto, referente nazionale della Società Italiana di Pediatria (SIP) per abusi e maltrattamenti e professore di Pediatria presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma – “Il cambiamento radicale di routine domestica, la chiusura delle scuole e l’interruzione di tutte le attività extrascolastiche, hanno reso ancora più profondo, inaccessibile e silenzioso il baratro dell’abuso, che, se come sempre si consuma principalmente in contesti socioeconomici disagiati, ha esteso le sue maglie anche in contesti ‘normali’ o solamente ‘fragili’ – aggiunge Ferrara – Tante le nuove modalità in cui si è probabilmente manifestato l’abuso in era Covid, a cominciare dalla violenza assistita di certo in aumento, racchiusa e nascosta dal lockdown. Sicuramente è aumentato anche l’abuso da trascuratezza, con bambini abbandonati a se stessi, privati delle cure primarie di base fisiche, come la pulizia e il nutrimento, ed emotive”.

“Per moltissimi minori, restare a casa non ha significato solo rinunciare alle proprie abitudini e alla propria vita sociale, ma li ha obbligati a convivere, ogni ora del giorno, con persone violente, senza avere la possibilità di chiedere aiuto – hanno detto Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti e membri del Board di Menarini – In questo contesto così drammatico, il Gruppo Menarini ha voluto continuare a supportare questo progetto unico al mondo che, dal 2016, fornisce a pediatri e medici di base gli strumenti per riuscire a riconoscere tutti i segnali di violenza e intervenire tempestivamente”.

“Il problema – sottolinea Luigi Nigri, coordinatore del progetto e Vicepresidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) – è che una situazione eccezionale come quella che si è venuta a creare e che perdura ormai da un anno, associata a tutte le problematiche familiari, domestiche già preesistenti, determina un altissimo rischio di esacerbazione: dai conflitti di coppia, ai problemi economici, all’abuso di droghe e di alcol. A favorire questa escalation anche la discontinuità dei servizi socio-sanitari ed educativi verificatisi in tutto il periodo dell’emergenza e non da ultimo il rifugiarsi dei bambini e dei ragazzi nella ‘rete’ che li ha esposti ancor di più al rischio di adescamenti, abusi sessuali online e cyberbullismo ancora più subdoli e meno facilmente individuabili. Insostituibile il ruolo di iniziative come questa nel tentare di colmare un gap formativo da parte dei corsi universitari e di specializzazione dove questi temi vengono raramente trattati e spesso in maniera non adeguata”.

Diversi studi, anche se su casistiche ancora limitate, hanno cominciato a documentare l’aumento dei casi di abuso in era Covid. Uno studio condotto presso la Division of Pediatric Emergency Medicine, Johns Hopkins University School of Medicine, Baltimore e pubblicato sulla rivista Child abuse & Neglect ha documentato che nel 2020 il 13% delle lesioni e traumi pediatrici trattati nella struttura erano riferibili ad un abuso fisico, contro il 4% dell’anno precedente.

Un lavoro della University of Alabama a Birmingham pubblicato sulla rivista Child Maltreatment ha mostrato che, una casistica di 405 genitori ha riportato l’aumento di conflitti fisici e verbali in casa e forme di trascuratezza verso i figli, associate all’aumento di stress e solitudine percepiti durante la pandemia. Lo stesso lavoro ha osservato una seconda casistica di 106 genitori riportando durante la pandemia un aumento del livello di conflitto genitore-figlio, che è stato associato con concomitante aumento di rischio di abuso su minore, con diversi legami a situazioni contingenti quali la perdita di lavoro, l’insicurezza alimentare e la solitudine; i risultati denunciano un aumento del rischio di abuso rispetto ai livelli pre-pandemici.

SEGNALI A CUI FARE ATTENZIONE

· Mostrarsi insolitamente triste

· Improvvisi cambiamenti nel comportamento e nelle abitudini

· Dolori fisici che non trovano una spiegazione medica

· Disturbi del sonno

· Improvviso calo del rendimento scolastico

· Sviluppo di nuove paure

· Comportamenti regressivi

· Comportamenti autolesionistici

il libro mamma e papà non fate i capricci

“Mamma e Papà, non fate i capricci!”, una guida della Dottoressa Mirna Zambelli

Il Diabete

Arriva in Italia con la casa editrice Le Assassine “Scelte sbagliate” di Susana Hernández

alimentazione in menopausa

Alimentazione in menopausa

l'incantesimo infranto

“L’incantesimo infranto. Un viaggio nelle truffe romantiche”, l’ultimo libro in uscita del Dottor Nello Di Micco

Rischi del fai da te al ritorno dalle vacanze

Rischi del fai da te al ritorno dalle vacanze ed il perché affidarsi ad un professionista del settore

A cura della dottoressa Silvana Di Martino

Perché affidarsi ad un professionista del settore per eliminare i chili di troppo accumulati durante le vacanze estive?
Beh la risposta è semplice il fai da te non solo è deleterio, inoltre non aiuta ad eliminare le problematiche legate ad una scorretta alimentazione. Continua a leggere

Storie di Vini e Vigne: ripresa alla grande con i Barbaresco della Cantina Rizzi di Treiso

Una delle caratteristiche più affascinanti del mondo enologico è che i vini, sia pure appartenenti alla stessa denominazione, allo stesso uvaggio, alla stessa annata e allo stesso territorio, non sono mai uguali fra di loro. Continua a leggere

Ponte di solidarietà tra la Campania e la Sicilia per aiutare il piccolo Luigi a godere del mare

Estate: tempo di sole, mare e tintarella, di giochi sulla spiaggia e rimpatriate con gli amici tra scherzi e gavettoni rinfrescanti.
Ma c’è chi, pur avendo acque salmastre e cristalline ad un tiro di schioppo, paradossalmente non ha potuto goderne, almeno fino ad oggi. Continua a leggere

Pozzuoli Ricorda Il Sesto Anniversario Dell’incendio Di Citta’ Della Scienza

La sera del 4 marzo 2013 un incendio doloso rase al suolo quattro dei sei capannoni di Città della Scienza, uno dei luoghi simbolo della cultura napoletana, fiore all’occhiello della città. L’inchiesta giudiziaria che seguì individuò in Paolo Cammarota, il custode del polo museale, l’unico responsabile del crimine.

Riconosciuto colpevole in primo grado, Cammarota è stato poi assolto in appello alcuni mesi fa e, dopo anni, bisogna ripartire da capo per risalire ai colpevoli. Uno dei tanti misteri italiani…

Per commemorare il sesto anniversario del rogo, affinché quello sfregio alla cultura nazionale e internazionale non cada nell’oblio, il 4 marzo 2019 Premio Civitas e Fondazione IDIS hanno organizzato al cinema Sofia di Pozzuoli la proiezione del crossover VOCE ‘E SIRENA del regista Sandro Dionisio con Cristina Donadio e Rosaria De Cicco.

Prima della proiezione, sul palco è stato allestito un salottino per discutere della pellicola. Al dibattito, moderato dal giornalista RAI Ettore De Lorenzo, hanno partecipato il regista, le attrici e il dottor Giuseppe Albano Commissario di Città della Scienza.

Particolarmente accorato l’intervento del dottor Albano che, assumendosene la responsabilità, ha pubblicamente attribuito il ritardo della ricostruzione di Città della Scienza a un mancato accordo tra Comune e Regione: alcuni mesi dopo il rogo fu bandito un concorso a livello europeo per la presentazione del progetto di recupero del sito. A vincerlo fu un team di giovani napoletani. Purtroppo non se ne fece nulla per contrasti tra Comune e Regione. Nel 2017 fu bandita una nuova gara di cui tuttora non si ha traccia…

Dopo il commissario Albano la parola è passata al regista che ha spiegato la genesi del film: assistendo alla diretta televisiva dell’incendio, sentì l’impulso di scrivere un soggetto cinematografico in cui si denunciasse l’ennesima ferita inflitta alla città da “mani ignote” che non si fanno scrupoli di distruggerne il patrimonio culturale pur di affermare i propri “interessi” criminali.

Quindi è toccato alle attrici. Cristina Donadio ha paragonato “Voce ‘E Sirena” a “La 25° Ora” di Spike Lee girato alcune settimane dopo l’11 settembre a Ground Zero per testimoniare il “vuoto” lasciato nell’anima dell’America dall’attentato alle Torri Gemelle. Parlando delle proprie emozioni provate recitando a Città Della Scienza poco dopo il rogo, quando dalle macerie si levavano ancora i fumi dell’incendio, la Donadio ha dichiarato, “Sentivo dentro di me una ferita. Quel calore e quell’odore me lo sono portata addosso”. Ha quindi concluso, citando Pasolini, “bisogna educare le nuove generazioni al valore della sconfitta” per affermare che una sconfitta spesso può essere un pretesto per risorgere più forti di prima!

L’altra protagonista, Rosaria De Cicco, ha dichiarato, “fare questo film mi ha resa molto felice come cittadina: avevo la sensazione di fare qualcosa di concreto per le generazioni future. Questo film ha contribuito a un’azione civile. Non può passare la volontà di non trovare i responsabili. Questo film è per non dimenticare. Dobbiamo apprezzare che ci siano film che ci aiutano a recuperare la dignità!”.

Alla serata, cui ha partecipato un folto pubblico, erano presenti rappresentanti delle istituzioni e del mondo dello spettacolo.

Alla fine della proiezione è seguito un sobrio buffet, ciliegina sulla torta di una bella serata all’insegna della riflessione pubblica sul valore dell’arte e della cultura nella società d’oggi.

La memoria, come una pianta, va alimentata periodicamente con l’acqua del ricordo se si desidera un futuro migliore per le future generazioni.

Un grazie a Sandro Dionisio, all’intero cast del film e agli organizzatori dell’evento.

Vincenzo Giarritiello