Il Radon: un gas naturale da monitorare a tutela degli ambienti abitativi e di lavoro.

Bruno Cammarota Safety & Health Manager APC Prevenzione AIAS

Bruno.cammarotapers@libero.it

 

Il gas radon, prodotto negli strati geologici del sottosuolo,

fuoriesce e si diluisce nell’atmosfera dove la sua concentrazione di attività risulta talmente bassa da non costituire un rischio per la salute; se invece il gas radon penetra in un ambiente confinato, tenderà ad accumularsi raggiungendo livelli tali da poter rappresentare un rischio per la salute umana a seguito della sua inalazione per effetto della respirazione.
Non va sottovalutato altresì il possibile rilascio di gas radon anche da materiali da costruzione i quali, sempre in ambienti confinati, possono costituirne una non trascurabile sorgente. I tunnel delle metropolitane, specialmente nelle stazioni sotterranee, possono offrire qualche relativa criticità, in tal senso, anche se la bassa permanenza delle persone in transito ne limita molto la potenziale esposizione. Qualche sensibile differenza può configurarsi in tali ambienti per effetto della permanenza prolungata dei soggetti ivi impegnati in attività lavorative.Ancor più densa di effetti potrà risultare la permanenza prolungata in cavità sotterranee per attività speleologiche o storico-archeologiche ove potrebbe risultare una concentrazione di attività del gas radon di vera elezione, costituendo un complesso problema nella organizzazione del lavoro in sicurezza rispetto a questa ipotesi di rischio. In ambienti abitativi e/o lavorativi seminterrati o fuori terra il gas radon si concentra in particolare ove sussiste scarsa manutenzione edilizia degli ambienti e scarso ricambio d’aria naturale o artificiale.Secondo WHO-IARC ( International Agency for Research on Cancer) il Radon è considerato il secondo fattore di rischio di neoplasia polmonare dopo il fumo di sigaretta.
Un terreno ghiaioso o ricco di fessurazioni consentirà al gas di muoversi con facilità attraverso gli strati rocciosi, mentre gli strati argillosi ricchi di acqua possono presentare una certa resistenza al suo passaggio. I materiali da costruzione solitamente rappresentano una fonte di radon indoor di secondaria importanza rispetto al suolo; tuttavia in alcuni casi possono essere la causa principale.

Alcune rocce come graniti e porfidi, spesso usati in edilizia e alcuni materiali da costruzione tipici italiani, come il tufo e la pozzolana, contengono infatti un alto tenore di uranio, progenitore del gas Radon. Nel lavoro sperimentale riferito di seguito gli Autori hanno svolto a Napoli un’indagine su alcuni selezionati locali di strutture sanitarie situate nel centro storico ed in area collinare. In essi è stata determinata la concentrazione del gas radon, della sua progenie e la dose efficace da esposizione per tempi definiti dal protocollo di ricerca nonché le misure microclimatiche di Ta [°C], Ur.[%], Velocità dell’aria [m/s]. Le concentrazioni medie annuali dell’attività del gas radon sono state rilevate con camere ad elettreti del tipo EIC – LLT, con esposizione per quattro trimestri successivi. Le concentrazioni variano per tutti i locali tra 186 – 1.191 Bq/m3 e non è stata mai superata la dose efficace per esposizione individuale al gas radon indicata dalla normativa in 3 mSv/a. Le principali variazioni di concentrazione del gas radon presentano un andamento decrescente dai locali interrati a quelli in quota; tali concentrazioni sono influenzate anche dal l’aerazione naturale ed artificiale dei locali, dai materiali da costruzione di pareti e solai, nonché dallo stato di manutenzione e di ristrutturazione edilizia ( isolamento di pavimenti e pareti ). I dati ottenuti confermano ulteriormente la maggiore concentrazione nel tufo giallo campano dei radionuclidi di origine vulcanica e del loro coefficiente di emanazione del gas radon, mentre le strutture in cemento armato (Azienda Ospedaliera in collina ), presentando i valori

più bassi, risultano creare un buon isolamento rispetto alla penetrazione ed accumulo del gas radon.

La Direttiva 2013/59 Euratom del Consiglio del 5 dicembre 2013 che entra in vigore con effettività negli Stati Membri dell’UE dal 6 febbraio 2018 stabilisce il livello di azione ossia di concentrazione media annua limite di attività del gas radon in 300 Bq/m3 in luogo dei 500 Bq/m3 indicati nel Dlgs 26 maggio 2000 n° 241 con riferimento a locali di lavoro sia interrati che a piano terra.

Ulteriori informazioni Rivista: “ La medicina del Lavoro” med lav. 2009,100,5:375-383:” Il Rischio Radon in ambienti sanitari: monitoraggio ambientale e dose efficace” Aut. Bruno Cammarota et Al.

Il lavoro può essere richiesto gratuitamente all’ indirizzo e-mail del Dott. Bruno Cammarota: bruno.cammarotapers@libero.it

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