La crisi degli agriturismi provocata dal coronavirus. Lo sfogo di Giovanna Voria, la cuoca contadina di Corbella.

Nell’ambito del settore della ristorazione e del turismo, gli agriturismi sono quelli più colpiti dal blocco delle attività. Per essi non sono sufficienti nemmeno i recenti provvedimenti del governo e delle regioni che consentono il riavvio parziale degli esercizi che somministrano il cibo.

Il perché è facile dedurlo: gli agriturismi si trovano in campagna, in località o contrade a volte assai distanti dai centri abitati, presso i quali gli avventori devono recarsi apposta e quasi mai per caso, affrontando talvolta lunghi spostamenti per raggiungerli e per assaporare i loro prodotti e la loro cucina.

Per questo, ad essi non vanno bene neppure le consegne a domicilio e l’asporto, che presuppongono la concentrazione e la vicinanza della clientela, essendo soluzioni adatte soprattutto ai ristoranti e alle pizzerie che operano all’interno o in prossimità dei nuclei urbani.

Ed è un peccato, perché gli agriturismi sono un fiore all’occhiello della gastronomia nazionale e del turismo interiore del nostro paese.

Giovanna Voria è una delle più brave cuoche contadine che ci siano in Campania e nel Mezzogiorno. La sua struttura, l’Agriturismo Corbella, , si trova a Cicerale, nel cuore del Cilento, in località Corbella, dalla quale prende il nome, in un’oasi naturale ammirevole e incantevole, che si trova, come dice lei, “fuori dal mondo”, fuori, cioè dallo stress e dal trambusto della vita urbana e moderna.

È grazie a Giovanna se è stato rilanciato e rivalutato il “Cece di Cicerale”; e dobbiamo anche al suo contributo e al suo esempio se il modello classico della “dieta mediterranea” e della cucina contadina si conserva e rientra pure nei canali della ristorazione. Giovanna, infatti, è anche “Ambasciatrice della Dieta Mediterranea”.

Abbiamo fatto a Giovanna Voria alcune domande sulla situazione che si è creata in seguito alla crisi da coronavirus, sia per quanto riguarda la sua attività, sia per quanto riguarda la sua vita privata, sia in merito a quello che fa o non fa la politica e sia in merito ai suoi progetti. Giovanna non si è lasciata pregare e ci ha risposto con questo significativo sfogo che riportiamo integralmente:

«La mia attività è già fuori dal mondo, per cui, essa stessa, richiede, a causa della distanza e della strada sterrata che vi ci porta, inventiva e spirito di avventura.

Ma il mio agriturismo si trova immerso in una natura stupenda e invidiabile. Adesso Corbella è uno spettacolo: è tutta fiorita e godibile. Purtroppo, io mi ci sono dovuta distaccare da più di due mesi, avendolo chiuso, per sicurezza e per cautela, già una settimana prima che Conte emanasse il suo primo decreto di blocco nazionale delle attività.

Ora, per riavviare, devo pagare, per una struttura che è stata completamente chiusa dal 1° marzo, innanzitutto la sanificazione (da fare in un ambiente dove nessuno è entrato da più di due mesi), poi le bollette, le assicurazioni, i contributi Inps e quant’altro, pur non avendo lavorato e incassato per tutto questo tempo.

Come tutte le attività di ristorazione, anche la mia sarà pesantemente penalizzata. Peraltro, trovandomi molto distante da un centro urbano, non potrò praticare né il delivery, né l’asporto. Queste cose, qui in Cilento, si possono fare ad Agropoli.

Lo Stato già prima non ci aiutava, anzi ci vessava con obblighi onerosi tipo quello di installare un registratore di cassa al posto delle ricevute e delle fatture scritte a mano. Quindi, la nostra categoria era già in affanno. Per questo prevedo che con questa situazione di assenza di domanda della ristorazione fuori casa e con le nuove spese che si presenteranno, la metà di noi, il 1° giugno, non riaprirà.

Per quanto mi riguarda, a giugno valuterò se riaprire. Se ci sarà richiesta di ristorazione da parte della clientela che, prima della crisi sanitaria, era disposta a venire nella mia oasi fuori dal mondo, riaprirò. Ma se i numeri e i ritmi di lavoro non saranno quelli dei tempi precedenti al covid, mi troverò impossibilitata a versare le migliaia di euro al mese necessarie per coprire le spese morte e le tasse.

Mi dispiace, perché nella mia attività ci ho investito l’anima e la vita. All’estero è diverso, già arrivano le sovvenzioni a fondo perduto, come in Inghilterra, dove vive mio figlio. Con i sussidi si riuscirebbero a pagare almeno i fitti, le sanificazioni, le bollette e si agevolerebbe la ripartenza nella terza fase. Bisogna rendersi conto che chi ripartirà fatturerà un terzo di quello che fatturava prima della crisi. Tutto sarà più complicato».

«In queste settimane nel corso delle quali sono rimasta a casa (Giovanna abita ad Agropoli, n.d.r.) mi sono dedicata alla cura del mio orto. A Corbella ci sono andata ogni 3 o 4 giorni, per curare almeno i fiori.

L’altro mio figlio, invece, ci è andato tutti i giorni per accudire gli animali.
Non mi sono annoiata, stando a casa, perché sono stata sempre a fare qualcosa, a cominciare dai fornelli. Ho cercato di fare quelle attività che avevo sempre trascurato, con la speranza che si possa sempre migliorare.
I miei sogni e i miei desideri sono rimasti intatti, accompagnati dall’immaginazione di poter ripartire, eventualità che si presenta francamente difficile. Ho seguito anche un corso a distanza di pizza, promosso dall’Università di Napoli.
Mi sono messa a scrivere, in vista della stesura di un libro».

«Il futuro non è roseo. Chi riuscirà a superare quest’anno, forse ce la farà. Ma bisogna sempre fare i conti con il covid 19 che può ripresentarsi in autunno.
Ho più paura adesso, perché con la ripresa dei movimenti e con il rientro dei meridionali dal nord, si corrono molti rischi. Ma spero di sbagliarmi.
Lo stato, il governo e i loro esperti ci hanno confuso le idee. Dobbiamo ringraziarli per l’impegno, ma quanti errori sono stati fatti, primo fra tutti quello di aver portato i malati di covid nelle case di riposo.
Sono arrabbiata con la politica che ci ha storditi e disorientati con tutta questa produzione di decreti, ordinanze e obblighi di autocertificazione. Penso alle persone anziane che non hanno la possibilità di correre dietro a tutto quello che decide la politica e la burocrazia.
In più ci hanno assegnato delle responsabilità che non possono essere nostre: come faccio a sapere io se un lavorante che viene a prestare il suo servizio nel mio agriturismo, non abbia contratto l’infezione fuori di esso? Eppure, ne sono io responsabile. Questo è l’esempio di quanto non vogliano aiutare le imprese e i cittadini, lavandosene le mani e scaricando i problemi su di noi».

«Ma voglio essere anche positiva, e perciò voglio sperare nel miracolo che il covid fermi la sua corsa e che la politica e le istituzioni aiutino veramente le imprese e le partite Iva che, non avendo un reddito fisso e assicurato, non possono più essere schiacciate e tartassate.
I politici guardano solo al problema sanitario, che sicuramente sta al primo posto, ma trascurano l’economia, senza tenere conto che la crisi economica e sociale può essere più grave e devastante della stessa epidemia virale.
Che Dio ce la mandi buona!»

 

Pasquale Nusco

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