Le Albicocche del Vesuvio, la frutta più amata dai napoletani e…dai pizzaioli!

“Siamo i custodi del territorio”. Così si definiscono gli agricoltori vesuviani che difendono, con le loro coltivazioni, le specificità della loro terra dove, purtroppo, nel corso dei decenni, la speculazione edilizia ha fatto molti scempi, consumando il ricchissimo e fertilissimo territorio del Vesuvio.

È grazie ad essi, e alla propulsiva e fattiva collaborazione della Condotta Slow Food Vesuvio, che si stanno recuperando e rilanciando alcuni dei prodotti agricoli più tipici del territorio vesuviano, veri e propri gioielli di biodiversità. Pertanto, è in virtù della loro passione, delle loro conoscenze e del loro impegno quasi “missionario” (anche nell’intrapresa agricola ed economica bisogna fortissimamente credere in quello che si fa) che sono tornati a farsi conoscere e a diffondersi alcuni prodotti agricoli quasi estinti, come le Albicocche del Vesuvio, i Piselli Centogiorni del Vesuvio, le Torzelle, i Pomodorini del Piennolo, le Fave del Vesuvio, e tante altre tipicità.

Per questo, gli agricoltori del circondario vesuviano sono da considerarsi “guardiani del territorio”, perché con le loro attività difendono l’integrità e la peculiarità della terra del Vesuvio e rivalorizzano un’area che troppo spesso è stata valutata soltanto da un punto di vista urbanistico e speculativo. Sono, insomma, proprio loro, sul Vesuvio e altrove in Italia, i nostri presidi ecologici di riferimento, le nostre guardie verdi, perché conoscono benissimo i territori, la natura, i terreni e le piante. Altro che ragazzine svedesi sorte dal nulla!

Adesso è il tempo delle Albicocche del Vesuvio, napoletanamente dette Crisommole (che, tuttavia, è un vocabolo colto ed elegante nel significato, perché “crisommola” deriva dal greco “Crysoun melon” che vuol dire “frutto d’oro”).
Non è un caso che le Albicocche del Vesuvio vengano enunciate al plurale, poiché se ne contano decine di varietà. Il Presidio Slow Food “Albicocche del Vesuvio” ne annovera ben ventitre, ma molte altre fanno parte della tradizione locale.

La più famosa è la Pellecchiella, ma ce ne sono le altre, meno note, che portano nomi che traggono origine dalle famiglie che le coltivavano, dalle località in cui venivano coltivate, dalla forma, dal sapore, dal tempo di raccolta, ecc.: Vollese, Ceccona, Caiana, Vitillo, Acqua di Serino, Boccuccia liscia, Boccuccia spinosa, Prete, Prete bello, Palummella, ecc., ecc.

Le Albicocche del Vesuvio sono polpose, zuccherine e profumate, e possono essere consumate fresche subito dopo la raccolta (che viene eseguita tassativamente a mano, da personale esperto), perché, a differenza delle varietà provenienti dall’agricoltura industriale intensiva, che subiscono energici trattamenti a base di conservanti chimici, esse possono deperire dopo limitati giorni, a causa della loro genuinità biologica. Ma proprio per la loro purezza, per la loro freschezza e per le loro qualità organolettiche, si prestano egregiamente alla trasformazione (per fare confetture, succhi, sciroppi, nettari, creme e canditi) e all’uso in cucina, in pasticceria e, addirittura, in pizzeria.

Il primo a utilizzarle per farci una pizza, fu, nel 2017, Franco Pepe, della pizzeria “Pepe in Grani” di Caiazzo, che elaborò, inserendola nel menù, la Pizza Dolce Crisommola con ricotta, confettura di Albicocche del Vesuvio, nocciole tritate e olive caiazzane. Il successo di questa pizza del noto pizzaiolo caiazzano, fu sancito dalla Guida alle Pizzerie di Italia del Gambero Rosso del 2019, che la elesse Migliore Pizza Dolce dell’Anno.

A Franco Pepe seguì, nel 2019, Daniele Gourmet di Avellino, che si inventò una pizza dolce con pasta al cacao, burro e albicocca del Vesuvio, denominandola, suggestivamente, Pizza Dolce Innamorarsi sul Vesuvio.
Successivamente, si è messa in evidenza la Pizzeria Doro Gourmet di Macerata Campania (Ce) che fa la Pizza Pellecchiella con fonduta di Albicocche del Vesuvio, battuta di fior di latte bio, salame spalmabile e Conciato Romano Presidio Slow Food.

Perfino oltre regione, a Santa Margherita Ligure, c’è una pizzeria, la Pizzeria Kicks, che fa una pizza con blu di bufala, noci di Sorrento e Albicocche del Vesuvio.

Infine, se si vuole mangiare una Pizza alle Albicocche del Vesuvio proprio sulle pendici del vulcano partenopeo, bisogna andare alla Pizzeria Magma di Torre del Greco, dove fanno la Pizza Boccuccia Liscia, che prende il nome da una delle varietà più antiche di albicocche vesuviane e viene elaborata con stracciata di bufala, prosciutto e Albicocche del Vesuvio della succitata varietà.

Chi volesse rifornirsi di Albicocche del Vesuvio, ora che è la loro stagione, o dei prodotti da esse derivati, può collegarsi al sito: albicocchedelvesuvio.wordpress.com  dove troverà l’elenco dei produttori e i loro recapiti.

 

Pasquale Nusco