“100% POZZUOLI” , intervista a Enzo Buono

Giovedì 28 novembre all’ArtGarage di Pozzuoli, per la rassegna FOTOARTINGARAGE, si è presentato il calendario “100% POZZUOLI” 2020 del fotografo puteolano Enzo Buono. La presentazione del calendario è coincisa con l’apertura della mostra fotografica dello stesso Buono che raccoglie non solo le foto pubblicate nell’attuale annuario ma anche alcune che hanno dato vita alle precedenti edizioni. L’esposizione è visitabile gratuitamente tutti i giorni, esclusa la domenica, fino al 10 gennaio 2020; dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 22; il sabato, dalle 10 alle 20.

Abbiamo colto l’occasione per intervistare Enzo Buono.

Come è perché nasce l’idea del calendario 100% Pozzuoli?

Il calendario nasce nel 2013, oggi siamo all’ottava edizione. L’idea da cui prende spunto fu quella di rendere pubbliche foto che ritraessero la quotidianità della città, anziché immagini oleografiche che ne falsificassero l’identità a beneficio dei turisti. Ecco perché le foto sono tutte in bianco e nero. Farne nello specifico un calendario fu frutto della considerazione che a Pozzuoli mancava un prodotto che consentisse alle immagini della città di girare su carta, non solo sui social. Poiché in tanti mi chiedevano foto di Pozzuoli, magari che ritraessero determinati avvenimenti, metterle insieme in un calendario significava farle muovere. La maggior parte di questi calendari va fuori città, non resta a Pozzuoli. Considera che c’è chi, una volta venuto in possesso del calendario corrente, mi chiede anche le edizioni precedenti per collezionarlo.

Ogni anno proponi un tema specifico?

No, non c’è un tema specifico! A meno che non vogliamo considerare come tema uniforme il bianco e nero che accomuna tutte le foto finora pubblicate nei diversi calendari.

Per quale motivo non il colore?

Il colore distrae, preferisco che l’attenzione della gente si focalizzi sulle foto. A colorarle ci penserà la loro fantasia.   

A Pozzuoli tutti ti conoscono semplicemente come IL FOTOGRAFO…

Probabilmente perché sono tra i più presenti a documentare quel che accade sul territorio…

Facciamo un passo indietro nel tempo: quando nasce Enzo Buono fotografo?

Già alle scuole superiori, invece di portare i libri o l’agenda, con me avevo la macchina fotografica. Ciò mi rendeva oggetto di scherno da parte dei professori che mi definivano ironicamente un turista. Mentre in me già c’era la necessità di fotografare tutto quello che mi accadeva intorno: io la metamorfosi della nostra città l’ho vissuta in pieno, scatto dopo scatto. All’epoca si parlava di pellicole e sviluppo in bianco e nero; collaborazioni con vari quotidiani; le corse che si facevano in macchina, con le foto ancora bagnate stese sul sediolino ad asciugare, per arrivare prima degli altri in redazione e farle pubblicare sul giornale. A quel tempo non esisteva la tecnologia che c’è oggi per cui ti dovevi rimboccare le maniche e darti da fare se volevi andare avanti in questo mestiere.

C’è un soggetto per eccellenza che ti piace ritrarre?

No! A Pozzuoli, e in generale nei campi flegrei, basta guardarsi intorno per trovare ogni momento qualcosa di diverso. Il nostro è un territorio che subisce un continuo e costante cambiamento. Vuoi per il bradisismo, vuoi per quel che accade quotidianamente. Per cui bisogna prestare molta attenzione alla grande bellezza del paesaggio perché ogni giorno assume aspetti diversi, seppure impercettibili ai più. Ecco, nelle mie foto cerco di cogliere questi aspetti e riproporli al pubblico.

Se ti dovessi dare un’identità fotografica come ti definiresti?

Non riesco a darmi una collocazione precisa in quanto penso di abbracciare con il mio lavoro un po’ tutti i temi della fotografia. Io vivo di fotografia, una specifica connotazione mi limiterebbe a livello professionale!

Guardando le foto esposte all’Art Garage e quelle qui nel tuo atelier noto che sono ritratti più momenti legati alla tradizione puteolana…

Sì, è vero. Non disdegno quest’aspetto in quanto credo che la salvaguardia delle tradizioni serva a tutelare e a comprendere l’identità di un popolo, la sua storia.

C’è una foto a cui tieni particolarmente o che ha ti ha lasciato un segno nell’anima?

Non saprei. Forse quella di Maradona del primo scudetto dell’87 che ha fatto il giro del mondo e ancora oggi è viva. Poi sicuramente qualcuna scattata a Sofia Loren durante le sue tante visite pubbliche e private in città…

I politici amano farsi fotografare?

Apparentemente si mostrano ritrosi, sostenendo di non venire bene in fotografia, ma in realtà amano sempre farsi fotografare, sono molto vanesi.

Progetti per il futuro?

Ce ne sono tanti ma restano top secret fino a che non si realizzano!

Vincenzo Giarritiello

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